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Perché l’uomo non è più andato sulla Luna?

Nel dicembre 1972 la missione Apollo 17 lasciava il suolo lunare per tornare sulla Terra, ma pochi erano coscienti che nessun essere umano sarebbe più sbarcato sulla Luna per 50 anni. Scopriamo insieme quali sono le motivazioni che ci hanno portato ad abbandonare il progetto di colonizzazione umana sulla Luna, almeno fino ad ora…

Categorie Missioni spaziali · SpaceMix

A cavallo tra gli anni ‘60 e ‘70 la NASA fu in grado di portare 12 astronauti sul suolo lunare, grazie al leggendario Programma Apollo. Le missioni numero 11, 12, 14, 15, 16 e 17 depositarono sulla Luna due astronauti statunitensi ciascuna, fino al 1972. Sembra incredibile, ma da allora, per mezzo secolo, hanno raggiunto il nostro satellite “solamente” sonde o lander, comandati da terra. Quello che sembrava l’inizio di una colonizzazione lunare ormai prossima si bloccò del tutto. Quindi, perché l’uomo non è più andato sulla Luna?

L’inizio della corsa allo spazio

Dopo la seconda guerra mondiale lo scacchiere internazionale era diviso in maniera sempre più polarizzata tra i due blocchi, occidentale e sovietico, guidati rispettivamente dagli Stati Uniti e dall’URSS. Le due superpotenze acquisirono sempre maggiore peso internazionale, trasformandosi da alleate contro il nazifascismo, ad acerrime nemiche in una lotta per il predominio sul mondo. Questo periodo è conosciuto da tutti come la Guerra Fredda.

Stati Uniti e Unione Sovietica si sfidarono in numerosi campi: dalla potenza dell’arsenale bellico all’influenza diplomatica, dal progresso scientifico al settore aerospaziale. Lo spazio, come ultima frontiera dell’esplorazione umana, fu subito oggetto di interesse per le enormi potenzialità che riservava. Contrariamente a quanto si possa pensare oggi, l’URSS era decisamente il Paese più avanzato in campo aerospaziale; questo gli garantì di ottenere tutti i principali record spaziali.

Il successo del lancio del primo satellite, il sovietico Sputnik 1, fu uno shock per gli Stati Uniti: erano in netto ritardo rispetto all’URSS e rischiavano di lasciare lo spazio in mano al nemico. I governi statunitensi aumentarono il budget dedicato al settore aerospaziale inaugurando di fatto la stagione della corsa allo spazio, volta al predominio tecnologico e strategico dell’ambiente oltre l’atmosfera terrestre.

Un grande obiettivo per vincere la corsa allo spazio

Nonostante gli sforzi americani, i sovietici erano riusciti ad anticiparli su tutti i principali obiettivi spaziali. Il presidente John Fitzgerald Kennedy, allora, decise di alzare l’asticella e lo fece nel celebre discorso del 1961 al Congresso e, pubblicamente, nel 1962 alla Rice University

Scegliamo di andare sulla Luna e le altre cose entro questo decennio, non perché siano facili, ma perché sono difficili.

John Fitzgerald Kennedy

La NASA, creata solamente 4 anni prima dal presidente Eisenhower, era impegnata nel programma Mercury che stava collezionando un successo dopo l’altro, colmando in parte il gap con il programma spaziale sovietico. L’agenzia spaziale americana recepì l’impulso del presidente Kennedy e mise in piedi l’ambizioso programma Apollo. Questo programma prevedeva un enorme investimento umano ed economico, arrivando a costituire, nel 1965, oltre il 5% del budget federale degli Stati Uniti. 

Copertina del “TIME” del 1968. Credits: TIME

L’uomo atterra sulla Luna

Dopo il brusco rallentamento causato dall’incendio sulla rampa di lancio nella missione Apollo 1, le attività del programma spaziale della NASA proseguirono con ritmi serrati, ottenendo successi in tutte le successive missioni. L’entusiasmo in patria per il prossimo allunaggio era altissimo, complici anche i fallimenti del programma lunare sovietico, che non riuscì ad essere efficace come quello americano.

L’attenzione dell’opinione pubblica e la strumentalizzazione a fini di propaganda che il governo americano mise in campo, crearono grosse aspettative su tutto il settore spaziale americano. Finalmente il 21 luglio 1969 Neil Armstrong appoggiò il piede sul suolo lunare e pronunciò la celebre frase

That’s one small step for a man, but a giant leap for mankind.

Neil Armstrong

L’evento televisivo si stima che fu seguito da circa 600 milioni di persone in tutto il mondo, decretando, agli occhi di tutti, la fine della corsa allo spazio con la vittoria statunitense, che era riuscita là dove i sovietici avevano sempre fallito.

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Papa Paolo VI assiste all’allunaggio di Apollo 11 in diretta tv. Credits: ESA

Perché l’uomo non è più andato sulla Luna: l’opinione pubblica 

L’allunaggio dell’Apollo 11 e delle successive missioni NASA fu un evento planetario e portò gli Stati Uniti ai vertici dello sviluppo tecnologico in campo aerospaziale. Non solo la NASA con i programmi Mercury, Gemini e Apollo era riuscita a raggiungere i sovietici, ma li aveva superati davanti agli occhi di tutto il mondo. 

L’entusiasmo per l’obiettivo tanto agognato finalmente raggiunto, lasciò presto il posto alla disillusione e al disinteresse nel popolo americano. La Luna era stata “conquistata”, il nemico di sempre era stato battuto: che senso aveva spendere così tanti soldi per continuare a finanziare i progetti aerospaziali? 

Le proteste e le rivolte degli anni ‘70, che si concentravano su problemi e questioni molto più terrene (questione razziale, emancipazione sessuale, guerra in Vietnam per citarne alcuni), contribuirono ad allontanare l’aerospazio dall’attenzione dell’opinione pubblica. Il successo nella corsa allo spazio ebbe l’effetto di accantonare le questioni spaziali, invece che proiettarle verso nuovi ambiziosi obiettivi. 

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Proteste a New York contro la guerra in Vietnam. Credits: AP Images

Il governo statunitense intercettò gli umori della popolazione e operò per un radicale cambiamento nelle strategie della NASA. Le missioni Apollo 18, 19 e 20 furono annullate, il programma Apollo fu chiuso e si decise di sviluppare il progetto di un razzo riutilizzabile, quindi con un auspicabile decremento dei costi, per le missioni orbitali, lo Space Shuttle. 

Perché l’uomo non è più andato sulla Luna: il budget

Il perché l’uomo non sia più andato sulla Luna risiede sicuramente nel calo dell’entusiasmo, ma anche nel fatto che, in quel periodo, solamente USA e URSS avevano mezzi tecnologici e competenze per poter realizzare l’impresa di portare degli astronauti sul nostro satellite. Nessuno, nemmeno l’Europa – l’ESA, Agenzia Spaziale Europea nacque solamente nel 1975 – aveva alcuna possibilità di accarezzare questo sogno.

Per quanto riguarda gli USA, come detto, il crescente disinteresse per le questioni spaziali, si trasformò presto in malcontento per i budget miliardari stanziati nel settore aerospaziale: il solo programma Apollo costò circa 25 miliardi di dollari fino alla sua chiusura nel 1973. I governi americani degli anni ‘70 e ‘80, operarono ingenti tagli ai finanziamenti della NASA, ne ridisegnarono i programmi verso soluzioni riutilizzabili e “low cost” (lo Space Shuttle e la stazione spaziale Skylab).

L’altro grande attore della corsa allo spazio, l’Unione Sovietica, fu vittima di un percorso analogo, ma addirittura più travagliato. Nell’URSS modello di centralizzazione del potere, si fa fatica a pensare che il motore dei successi del programma spaziale fosse la concorrenza. 

I programmi spaziali, infatti, erano sviluppati da più gruppi di scienziati, che lavoravano autonomamente sui propri progetti, prima di presentarne i risultati ai capi del Partito. Se questa strategia permise la supremazia spaziale sovietica fino agli anni ‘60, si rivelò fallimentare durante il governo di Khrushchev. La concorrenza esasperata tra i grandi ingegneri aerospaziali Sergej Korolev e Vladimir Chelomej, portò al fallimento del progetto dell’N-1, il razzo che avrebbe dovuto portare i cosmonauti sovietici sulla Luna. 

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Il razzo sovietico N-1. Credits: National Reconnaissance Office

L’allunaggio delle missioni Apollo costituì il colpo di grazia per il programma spaziale sovietico. Dal 1969 in poi, il budget venne progressivamente ridotto e le risorse dirottate nel settore bellico, notevolmente sottodimensionato se paragonato a quello americano.

Riporteremo l’uomo sulla Luna?

La NASA, con il suo programma Artemis, ha come obiettivo riportare un uomo e portare la prima donna sulla Luna entro il 2024. In questo programma spaziale sono coinvolte anche l’ESA e molte aziende spaziali private, indicatore del fatto che il settore aerospaziale ha ritrovato lustro e nuova linfa. La space economy è un settore in continua crescita e sempre più paesi si stanno affacciando al mondo dello spazio.

In mezzo secolo gli equilibri sono cambiati ma nemmeno troppo. I principali concorrenti degli USA sono nuovamente la Russia e la nuova superpotenza mondiale, la Cina. Questi due paesi hanno recentemente firmato un accordo di collaborazione per la costruzione di una base lunare, la International Lunar Research Station (ILRS).

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Illustrazione artistica del futuro Lunar Gateway, componente fondamentale del programma NASA Artemis. Credits: NASA.

Se per 50 anni l’uomo non è più andato sulla Luna, ci si aspetta che nel prossimo futuro verrà recuperato il tempo perso. La Luna è tornata al centro dell’attenzione dei programmi spaziali di molti paesi, con l’obiettivo di colonizzazione e, soprattutto, di “rampa di lancio” per il prossimo sbarco su Marte

La speranza è che l’esplorazione spaziale sia sempre un’occasione di collaborazione tra paesi e che la Luna diventi una “casa” di pace e progresso scientifico per tutta l’umanità, così come la Stazione Spaziale Internazionale ha cercato di fare dall’inizio di questo millennio.

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