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Con la sonda Hope anche gli Emirati Arabi conquistano Marte

Categorie Missioni spaziali · Veicoli spaziali

Nella corsa a Marte si stanno facendo importanti passi in avanti sempre più spesso. In questi giorni, infatti, il pianeta rosso accoglierà ben tre diverse sonde. La prima è stata la Hope degli Emirati Arabi Uniti, che il 9 febbraio, dopo una manovra complicata, si è inserita nell’orbita marziana. Poi, è stato il turno dei cinesi con la loro sonda Tianwen-1 che ha raggiunto Marte il 10 febbraio. Per ultima, il 18 febbraio, Perseverance, Rover della NASA, taglierà il traguardo marziano. La sonda spaziale Hope (“Speranza” in italiano), fa parte della missione Emirates Mars Mission della UAE Space Agency. Così, con la sonda Hope anche gli Emirati Arabi conquistano Marte

Il lancio di Hope: dagli Emirati Arabi verso Marte

La missione è partita lo scorso 20 luglio dal Tanegashima​ Space Centre, in Giappone, ed è arrivata con successo il 9 febbraio. Il lancio è avvenuto su un razzo Mitsubishi H-IIA che ha portato la Hope Probe su un’orbita terrestre, dopo che questa aveva sganciato la carenatura. Il razzo cadde in mare aperto e la sonda orbitò fino al momento dell’esatto allineamento con Marte, momento in cui iniziò il suo viaggio. Dopo essersi separata dal secondo stadio, la sonda ha acceso i computer di bordo e avviato il riscaldamento del carburante, per evitare che congelasse. Poi, ha dispiegato i pannelli solari che si sono posizionati in direzione del Sole per riuscire a catturare energia. Tutto la fase di crociera della Hope è stata seguita da terra tramite comunicazioni radio, e nel corso del viaggio sono state effettuate due correzione di traiettoria (TCM). In totale il viaggio è durato 205 giorni e la sonda ha percorso circa 494 milioni di chilometri.

La traiettoria della sonda Hope
La traiettoria della sonda Hope. Credits: Il Post

Hope nell’orbita di Marte

Una volta arrivata, la sonda ha eseguito autonomamente una manovra complicata per l’inserimento in orbita marziana, passando da 121.000 km/h a 18.000 km/h, grazie ai sei motori Delta-V. La manovra è durata circa 27 minuti e, dopo un black-out radio di circa 15 minuti, Hope ha confermato l’inserimento in orbita. Così, dopo Usa, Unione Sovietica, l’Agenzia spaziale europea e India, con la sonda Hope, anche gli Emirati Arabi conquistano Marte. La fase successiva consiste nel passaggio dall’ Orbita di Cattura ad un Orbita scientifica. L’orbita scientifica ellittica è compresa tra 20.000 e 43.000 km, e richiede circa 55 ore per essere completata. Grazie a questo, la Hope Probe completerà la prima immagine delle dinamiche atmosferiche e del clima di Marte su una scala di tempo stagionale. Le comunicazioni con il Mission Operation Center (MOC) sono limitate e i contatti possono avvenire solo per 6-8 ore, due volte a settimana. In questi brevi periodi di comunicazione, la sonda trasmetterà tutti i dati raccolti circa l’atmosfera e le sue dinamiche.

La sonda Hope degli Emirati Arabi
La sonda Hope degli Emirati Arabi. Credits: Alive Universe

La strumentazione per lo studio dell’atmosfera marziana

La missione EMM durerà circa due anni terrestri (un anno marziano), durante i quali la sonda Hope studierà il clima marziano. Più nello specifico, scatterà la prima foto completa dell’atmosfera di Marte e ne studierà i cambiamenti grazie alla strumentazione di bordo di cui è dotata.

EMIRS è uno spettrometro infrarosso termico interferometrico che ci permetterà di conoscere meglio il bilancio energetico nell’attuale clima marziano e i processi della circolazione globale. Con l’analisi del bilancio energetico sarà possibile osservare come la bassa atmosfera marziana risponde al calore solare. Questo sarà possibile esaminando la distribuzione geografica di polvere, vapore acqueo e ghiaccio e la variabilità della struttura termica dell’atmosfera su grandi scale temporali. Lo strumento EXI, invece, è una fotocamera a più lunghezze d’onda capace di acquisire immagini da 12 megapixel mantenendo la calibrazione radiometrica necessaria per un’analisi scientifica dettagliata. EXI (Emirates Exploration Imager) permette la personalizzazione della risoluzione e della frequenza dei fotogrammi per meglio adattarsi alle varie esigenze. Inoltre, il basso rapporto focale consente di utilizzare tempi di esposizione molto brevi per catturare immagini stabili. A piena risoluzione, il sensore è in grado di acquisire 180 fotogrammi al secondo. Per ultimo, EMUS è uno spettrometro ultravioletto che ha lo scopo di studiare la variabilità termosferica (100-200 km di altitudine) ed esosferica (> 200 km di altitudine). Questo spettrometro ha una gamma spettrale di 100-170 nm, utile per le osservazioni delle emissioni ultraviolette di idrogeno, ossigeno e monossido di carbonio.

Infografica della strumentazione di Hope. Credits: Emirates Mars Mission

La Hope degli Emirati Arabi alla conquista di Marte

Una volta raccolti tutti i dati, questi saranno condivisi con tutta la comunità scientifica per essere studiati ed analizzati attentamente. L’intervento degli Emirati Arabi che, con la sonda Hope, sono arrivati su Marte ci permetterà di conoscere più approfonditamente l’atmosfera del pianeta rosso. Infatti, una sua maggiore comprensione ci permetterà un giorno di mettere piede sul suo suolo e poi, da lì, magari colonizzarlo.

FONTI VERIFICATE

  • UAE Space agency - EMM 

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