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Quanto inquina il razzo di Jeff Bezos?

Il creatore di Amazon ha appena coronato il suo sogno di volare nello spazio, superando i 100 km di quota con il suo razzo New Shepard. Ma quanto inquinano questi razzi e che responsabilità ha Blue Origin nelle emissioni di gas serra?

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È sulla bocca di tutti la storica impresa del fondatore di Amazon che lo scorso 20 luglio ha raggiunto lo spazio a bordo del suo razzo New Shepard. L’uomo tra i più ricchi del pianeta ha raccontato con entusiasmo l’esperienza e ha sottolineato quanto la Terra e la sua atmosfera sembrino fragili da lassù. Quindi è lecito domandarsi: che impatto ambientale hanno e quanto inquinamento producono i viaggi spaziali commerciali promossi da Jeff Bezos e dalla sua Blue Origin? Meno di quello che si possa pensare, ma ci arriveremo.

L’era dei viaggi spaziali commerciali è iniziata

L’era dei viaggi spaziali commerciali sembra davvero cominciata. Negli ultimi anni abbiamo assistito ad un crescente interesse per il settore aerospaziale da parte di grandi personaggi, con alle spalle imperi multimiliardari, che hanno saputo catalizzare l’attenzione di pubblico e investitori, anche grazie alla concorrenza spietata che è nata.

Elon Musk, Richard Branson e Jeff Bezos sono i nomi più famosi. Ognuno di loro è stato in grado di costruire un impero economico, in cui, una buona fetta, è costituita dalle compagnie aerospaziali: rispettivamente SpaceX, Virgin Galactic e Blue Origin

SpaceX è leader nella tecnologia dei razzi riutilizzabili, ed è attualmente il primo contractor privato come numero di missioni affidate dalla NASA. Basti pensare che il solo modo di raggiungere la Stazione Spaziale Internazionale evitando le Sojuz russe, è proprio con la navicella Crew Dragon della SpaceX.

Richard Branson e Jeff Bezos invece hanno deciso di percorrere la strada del turismo spaziale, concentrando gli sforzi nella creazione di velivoli in grado di portare un equipaggio di turisti nello spazio. Entrambe le aziende offrono qualche minuto in orbita in assenza di gravità, per poi ridiscendere a terra: con paracadute, Blue Origin, con atterraggio su pista, Virgin Galactic.

La VSS Unity, lo spazioplano della Virgin Galactic. Credits: Virgin Galactic

Qual è l’impatto ambientale di un razzo

Preso atto che il turismo spaziale è ormai una realtà, viene da chiedersi in che misura tutto questo sia sostenibile a livello ambientale. Per vincere la forza di gravità e raggiungere i 100 km di quota, bisogna essere in grado di generare molta energia. Per questo i razzi non sono una tecnologia green e il loro impatto ambientale complessivo è ancora in fase di studio.

Una cosa certa è che le emissioni di CO2 dei razzi rappresentano una minima parte delle emissioni globali, per il semplice fatto che vengono lanciati ancora pochi razzi rispetto alle automobili o agli aerei che si muovono ogni giorno. Nel 2018, secondo Everyday Astronaut le emissioni imputabili ai lanci di razzi erano lo 0.0000059% del totale, contro il 2.4% imputabili al trasporto aereo.

A seconda del propellente utilizzato dai motori, i razzi emettono sostanze diverse e in numero variabile. I prodotti di scarto più comuni sono vapore acqueo, anidride carbonica, fuliggine, ossidi di alluminio, ossidi di azoto.

Ad esempio il primo stadio del Saturn V, così come il Falcon 9 e il Falcon Heavy, utilizzano come propellente l’RP-1, una sorta di cherosene molto raffinato. Quando viene bruciato produce principalmente CO2 , vapore acqueo, NOx , fuliggine, ovvero quello che produce un’automobile a combustione interna, solo in misura molto maggiore e tutta insieme.

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Decollo del razzo New Shepard. Credits: Blue Origin

Quanto inquina il razzo di Jeff Bezos

Viste le dichiarazioni contro inquinamento e gas serra e in favore di una conversione più green della società, ci saremmo stupiti se il razzo di Jeff Bezos fosse tra i più inquinanti. In effetti, tra le tecnologie attualmente utilizzate per mandare in orbita i razzi, il New Shepard utilizza una combinazione di due propellenti liquidi, idrogeno e ossigeno, che non risultano particolarmente inquinanti.

I due elementi liquidi si combinano per generare la spinta, il che significa che le emissioni di scarico sono principalmente costituite da vapore acqueo e nessuna di CO2. Una buona notizia quindi per il nostro pianeta. Non proprio.

Il vapore d’acqua è un potente gas serra. È presente naturalmente in atmosfera e fa parte del ciclo dell’acqua. Questo processo naturale può essere però sbilanciato se immettiamo grandi quantità di vapore acqueo nell’alta atmosfera, in quanto l’aria più umida trattiene più calore e quindi fa aumentare l’effetto serra. Per fortuna i motori del razzo New Shepard rimangono accesi pochissimo tempo ad alta quota e quindi pochissimo vapore acqueo raggiunge quote elevate.

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L’equipaggio della Blue Origin nella capsula a zero gravità. Credits: Blue Origin

Purtroppo la spinta dell’uomo verso lo spazio non sembra al momento poter essere conciliata con la piena lotta al cambiamento climatico. Sicuramente la concorrenza tra i grandi miliardari e le loro aziende aerospaziali potrà portare progresso e innovazioni tecnologiche anche nell’ambito della propulsione spaziale. 

La soluzione deve ancora essere trovata, ma ci sentiamo di dire che non potrà essere quella di trasferire in orbita le aziende responsabili dell’inquinamento, come dichiarato dallo stesso Jeff Bezos al rientro dal viaggetto nello spazio.

L’intervista post lancio di Mark e Jeff Bezos rilasciata a CBS

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