A cura di Gianluca Pellecchia

Vi avevamo fatto presente in un precedente articolo che, per le prossime missioni Artemis, sono state sviluppate due nuove tute spaziali, per il massimo comfort e sicurezza.

Qualche giorno fa, infatti, l’amministratore della NASA Jim Bridenstine aveva presentato questi nuovi modelli che indosseranno le prime donne e i primi uomini sulla Luna nel 2024.

Esaminiamo al dettaglio le nuove tute

I modelli sono due: l’Exploration Extravehicular Mobility Unit, o xEMU, che servirà per le missioni su Luna e Marte, oltre che per le passeggiate spaziali sulla ISS, e la Orion Crew Survival System, progettata per essere usata all’interno delle capsule durante le fasi di lancio e rientro.

xEMU prende ispirazione dalle iconiche tute usate fino a ora per le operazioni extraveicolari; il design, infatti, sarà del tutto simile a quello delle tute già utilizzate negli anni scorsi, a eccezione dell’aggiunta di inserti rossi e blu che richiamano i colori della bandiera americana.  

Le maggiori sorprese, ovviamente, si riscontrano nelle tecnologie “a bordo” della xEmu; i progressi dell’elettronica hanno permesso di miniaturizzare in maniera sostanziale i sistemi del Portable Life Support System, il classico “zainetto” che gli astronauti portano in spalla, per avvantaggiare la sicurezza: è stato possibile, infatti, inserire dei sistemi di riserva utili in caso di avaria di quelli principali. Allo stesso modo, sono stati duplicati i sistemi idraulici di ossigenazione e ricircolo dell’aria.

Un altro aspetto che ha interessato gli ingegneri è quello relativo alla capacità di muoversi sui terreni accidentati di Luna e Marte; in particolare, l’agenzia spaziale statunitense ha deciso di dire addio a quelli che ha definito movimenti da “coniglietti saltellanti” e le conseguenti goffe cadute (vedere la Gif sottostante) che hanno caratterizzato le missioni Apollo.

Tute spaziali missione apollo
Credits: nasa.gov

Le nuove tute, infatti, presentano dei miglioramenti a livello delle giunture, con l’aggiunta di cuscinetti alle anche e con una migliorata mobilità di spalle e ginocchia; a tutto ciò, si aggiungono caschi con sistemi di comunicazione migliorati, attraverso un sistema di attivazione vocale che può risultare molto utile nelle missioni più complesse.

Tutte le scelte, inoltre, sono state fatte all’insegna della versatilità. Le tute sono costituite da parti intercambiabili e modulari che possono essere sostituite in base alle specifiche esigenze della missione: che si tratti di camminare su Marte o sulla Luna, o di svolgere operazioni fuori dalla ISS, sarà molto più facile per gli astronauti smontare alcune parti della tuta e sostituirle con elementi più utili.
Un altro vantaggio della modularità è la facilità di riparazione in caso di danneggiamenti: per esempio, il casco presenta degli elementi esterni che possono essere rimossi e sostituiti senza difficoltà.

E il modello della tuta Orion?

Per quanto riguarda l’ Orion, costituisce un’evoluzione della tuta usata durante le missioni a bordo dello Space Shuttle. Si è cercato di rendere, come prima cosa, tutto l’apparato più leggero e di garantire agli astronauti la massima mobilità possibile. Ogni membro delle missioni avrà una tuta realizzata su misura, al contrario di quelle usate sullo Shuttle che avevano misure standard.
L’ingegneria all’interno della tuta è di primissimo livello: ci sono sistemi di gestione della temperatura e sono stati migliorati moltissimo gli aspetti relativi alle comunicazioni. Anche in questo caso, ovviamente, la sicurezza gioca un ruolo chiave: infatti, la tuta è in grado di tenere in vita gli astronauti per sei giorni anche in caso di depressurizzazione accidentale della cabina; anche la scelta del colore è legata a esigenze di sicurezza: l’arancione sgargiante delle tute aiuterebbe il recupero in mare da parte dei soccorsi in caso di problemi nel rientro.

Insomma, se la Fashion Week sembra ancora un obiettivo lontano, il ritorno sulla Luna, anche grazie a queste nuove tute, si fa sempre più vicino.