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Il fantascientifico test di recupero in aria dello stadio di Electron

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L’esigenza di progettare stadi riutilizzabili è oggi uno dei primi obiettivi per i lanciatori. Questa è una diretta conseguenza della nuova politica spaziale basata sul contenimento dei costi e sul risparmio delle risorse. Negli ultimi periodi con gli straordinari atterraggi dei vettori di SpaceX, Elon Musk ha attirato l’attenzione facendo rimanere stupiti gli appassionati. Tuttavia, in questo articolo vogliamo presentarvi l’incredibile test che Rocket Lab ha effettuato per il recupero in aria del primo stadio di Electron. Una manovra da fiato sospeso che non ha troppo da invidiare a quelle di SpaceX in quanto a spettacolarità.

Electron è un lanciatore sviluppato da Rocket Lab e progettato per portare in orbita satelliti di piccole dimensioni. Essendo un vettore di nuova generazione, l’analisi del recupero del primo stadio è stato un tema importante durante lo sviluppo. L’idea di Rocket Lab è stata basata sull’utilizzo del paracadute ovvero un mezzo rodato e affidabile per il rientro. La fase finale del recupero è stata molto originale e scenografica. Infatti, invece di effettuare un classico ammaraggio, un elicottero ha attraccato in volo lo stadio rallentato dal paracadute. Rocket Lab ha effettuato questo test per dimostrare la fattibilità del processo e verificarne le tecnologie.

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Lo stadio di Electron e i due elicotteri. Credits: CNBC

Il recupero in aria del primo stadio di Electron

Rocket Lab ha effettuato il test nell’ aprile 2020. La prova si è svolta sopra l’oceano Pacifico a largo della costa neozelandese ed ha previsto l’utilizzo di ben due elicotteri. Il primo ha portato lo stadio ad un’altezza prestabilita. Qui, lo ha sganciato lasciandolo cadere. Appena rilasciato, lo stadio di Electron ha iniziato la sua caduta libera verso l’oceano e il paracadute si è aperto per rallentarlo. A questo punto la fase più delicata ed estrema ha avuto inizio. Infatti, il secondo elicottero ha seguito lo stadio in caduta e a circa 5000 piedi (1500 metri) sopra l’oceano lo ha aggrappato.

I sofisticati sistemi sviluppati dall’agenzia spaziale sono stati in grado di catturare lo stadio tramite il collegamento di quest’ultimo con il paracadute. Una volta in controllo della struttura, l’elicottero ha potuto dirigersi verso la terra ferma. Qui, il primo stadio è stato adagiato sul suolo. Il clamoroso test si è concluso positivamente evidenziando il corretto funzionamento di tutti i sistemi.

No, alla guida dell’elicottero non c’era Tom Cruise e la sceneggiatura non era quella di un film Mission Impossible: ogni singola manovra è stata realizzata per davvero. L’incredibile prova ha dato vita a diversi minuti di spettacolo che hanno ricordato le gesta estreme percorse nei film di azione. Tuttavia, l’evidenza più importante per Rocket Lab è stata l’esito positivo del test e i dati raccolti. Essendo questa una metodologia completamente nuova per il recupero, i tecnici hanno definito un successo l’esito della prova. Altri test dovranno essere fatte in futuro per verificare l’affidabilità di questo processo.

Il piano di Rocket Lab per il rientro

Il recupero del primo stadio di Electron in aria è stato un passo importante verso la possibilità di avere una struttura riutilizzabile mediante una fase di recupero consolidata. C’è ancora molto da lavorare per implementare questo processo. Nonostante il test realizzato a Marzo si sia concluso con esito positivo, in un viaggio spaziale subentrano altre difficoltà. Infatti, nel caso del test, l’elicottero ha rilasciato il primo stadio a mezz’aria mentre in una missione la struttura rientra da altitudini ben più alte. Conseguentemente anche le velocità sono molto maggiori e lo stadio inizialmente in regime ipersonico deve essere rallentato ad una velocità di circa 10 m/s per consentirne il corretto recupero.

In questo contesto, un sistema di navigazione è fondamentale per gestire il rientro. Due missioni per la constatazione del corretto funzionamento del controllo hanno avuto luogo a fine 2019 e inizio 2020. L’idea alla base del recupero non è quindi troppo diversa da quella implementata da SpaceX con la differenza che Rocket Lab preferisce una presa a mezz’aria con elicottero. La strategia nel caso di Electron prevede di effettuare diverse missioni con paracadute prima di introdurre il recupero con gli elicotteri.

La determinazione e la passione di Rocket Lab è sempre risultata evidente. Ora più che mai questa azienda rappresenta una valida alternativa per i clienti nel mercato dei piccoli lanciatori. A proposito del successo, il fondatore di Rocket Lab, Peter Beck, ha affermato:

“Complimenti a tutto il Team per la riuscita impeccabile di questo test. Electron ha già sbloccato l’accesso allo spazio per i piccoli satelliti ma ogni passo verso la riutilizzabilità è un passo verso una frequenza più alta di lanci.”

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Credits: Rocket Lab

Il successo di Rocket Lab continua

Dal test di aprile 2020, Rocket Lab ha continuato solidamente il proprio lavoro. Una nuova missione completata a Novembre ha evidenziato i buoni risultati dello sviluppo del lanciatore. Questa ha compiuto l’obiettivo di portare ventinove piccoli satelliti in orbita grazie ad Electron. I primi risultati positivi sono arrivati proprio dal vettore che ha svolto il suo lavoro come da copione. Una volta conclusa la missione in orbita, anche il rientro si è svolto positivamente.

Il successo principale della missione ha avuto luogo proprio nel recupero del primo stadio. Infatti, è la prima volta che Rocket Lab ha effettuato il recupero in una vera e propria missione completa. Tuttavia, in questa situazione non è avvenuto il recupero in volo con ausilio di elicottero. L’azienda privata ha preferito affidarsi ad un “più classico” ammaraggio riuscito grazie all’azione di un paracadute. Una volta toccato il mare, una nave apposita ha riportato lo stadio sulla terraferma.

La riutilizzabilità del primo stadio risulta strategica per incontrare l’esigenze dei moderni lanci spaziali. La nuova space economy è basata infatti sull’ottimizzazione delle risorse. Per questo motivo, la possibilità di riutilizzare il primo stadio ha introdotto un importante risparmio economico. Inoltre, Electron si posiziona ottimamente all’interno del mercato dei lanciatori spaziali. L’esigenza odierna di avere lanci dedicati per compagnie produttrici di piccoli satelliti è pienamente soddisfatta da Rocket Lab. Le scelte dei progetti e i buoni risultati ottenuti prospettano un futuro roseo per questa azienda che sarà sempre più leader del mercato.

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