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Missione HERA: una battaglia ESA e NASA vs Asteroidi

Categorie Agenzie spaziali · Missioni spaziali · Satelliti e Lander

Che siano grandi o piccoli, gli asteroidi si ritrovano sempre tra le notizie principali di cronaca! La nostra attenzione, tuttavia, si è sempre focalizzata sui corpi celesti e quasi mai sulle difese attualmente attive per contrastare eventuali pericoli. Il soggetto dell’articolo è proprio questo! La NASA e l’ESA hanno deciso di unire le loro forze per contrastare eventuali impatti futuri con asteroidi pericolosi per il pianeta attraverso la missione HERA.

Missione HERA: collaborazione tra ESA e NASA

Hera: missione ESA con NASA
Credits: astronautinews.it

L’ESA si è aggiudicata un contratto da 129.4 milioni di euro per la progettazione, la produzione e il collaudo di Hera, la prima missione di difesa planetaria dell’Agenzia. Questa ambiziosa missione, che prende il nome dalla dea greca del matrimonio, rappresenterà il contributo dell’Europa a uno sforzo internazionale di difesa planetaria e sarà accanto alla Double Asteroid Redirection Test (DART) della NASA.

Il contratto è stato firmato da Franco Ongaro, Direttore Tecnologia, Ingegneria e Qualità dell’ESA, e Marco Fuchs, CEO dell’azienda aerospaziale tedesca OHB, prime contractor del consorzio Hera. La firma è avvenuta presso ESOC (Germania), che fungerà da controllo di missione per il lancio di Hera nel 2024. A bordo di HERA viaggeranno anche due piccoli CubeSat; uno di questi, a guida italiana, è dedicato ad Andrea Milani, professore di Meccanica Orbitale all’Università di Pisa nonché scienziato di fama internazionale e ideatore della missione dell’ESA Don Quijote, la cui eredità è, oggi, raccolta da HERA.

Hera, il cui lancio è previsto per ottobre 2024, viaggerà verso Didymos, un asteroide binario vicino alla Terra. Intorno all’oggetto principale, di ben 780 metri di diametro, ruota una luna di 160 metri, che è stata ufficialmente chiamata Dimorphos nel giugno 2020 e ha all’incirca le dimensioni della grande piramide di Giza. L’impatto cinetico di DART su Dimorphos nel settembre 2022 dovrebbe alterare la sua orbita attorno a Didymos e creare un cratere. Questa luna sarà il primo oggetto celeste le cui caratteristiche fisiche e orbitali sono intenzionalmente alterate dall’intervento umano. Hera arriverà nel sistema Didymos alla fine del 2026 e trascorrerà circa sei mesi a studiarlo da vicino.

L’asteroide Didymos

Credits: astronautinews.it

Questo corpo celeste rientra nella famiglia Apollo degli asteroidi, una delle più pericolose in termini orbitali, in quanto intersecante con l’orbita terrestre. L’asteroide presenta una Absolute Magnitude (una misura della luminosità) pari a 18, corrispondente a un diametro tra i 750 e 900 metri. Date le sue enormi dimensioni, rientra tra gli asteroidi monitorati costantemente dalle agenzie spaziali, anche se, ad oggi, non rappresenta un vero e proprio pericolo. Didymos si ritrova a passare vicino la Terra con cadenza ventennale; il prossimo close approach è previsto per il 04/10/2022, con una distanza di circa 0.0712327 au (circa 30 volte la distanza Terra – Luna).

L’azione combinata dell’impattatore DART, che fornirà un impatto cinetico con l’asteroide, e della missione HERA, che monitorerà il post impatto per avere una più larga idea del piano di “deviazione di un asteroide”, rappresenta un piano internazionale su larga scala denominato AIDA (Asteroid Impact & Deflection Assessment).

Come possiamo notare, gli sforzi per proteggere il nostro pianeta non finiscono mai; grazie a HERA, anche l’Europa, tramite l’ESA, ha deciso di unirsi alla NASA per poter fare la differenza nel campo della difesa planetaria. Quello che possiamo fare per sostenerli è fidarci del loro lavoro continuo e, soprattutto, di evitare titoloni clickbait che presentano ogni avvicinamento di un asteroide come una nuova possibilità di morte. Diffidate e fate sempre un doppio check con fonti attendibili!

   

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