Il web è sempre stato luogo di ritrovo delle più grandi bufale che abbiamo mai sentito, dalle scie chimiche alla Terra piatta; una delle prime prede dei complottisti a fare scalpore sul web, tuttavia, e anche una delle più importanti, riguarda proprio l’ormai 50enne allunaggio. Purtroppo è così: a ormai 50 anni dai primi passi dell’uomo sulla Luna, la gente si ritrova ancora a urlare “Al Complotto”.

Luna 1969
Credits: scienze.fanpage.it

Il “piccolo passo per l’uomo” non è stato ben apprezzato dall’umanità e per motivi che potremmo definire come anti-scientifici, con un contorno di ripudio delle più elementari nozioni che riguardano l’aspetto spaziale.

Lo scopo dell’articolo sarà proprio questo: prendere le maggiori proteste riscontrate nel web e analizzarle da un punto di vista scientifico, politico e, perché no, economico.

Perché non siamo più tornati sulla Luna?

Prima di chiederci il perché non siamo tornati, cominciamo a parlare del perché siamo arrivati fin lì. In quel periodo Stati Uniti e Unione Sovietica avevano in atto un continuo gioco di potere e di supremazia, motivo per cui i fondi destinati alla “Space Race” erano più che “giustificati”; proprio per questo concetto l’America, che prima dell’Apollo 11 era stata surclassata sul campo spaziale dalla Russia, organizzò quelle che furono le uniche passeggiate lunari dell’epoca. Esaurita la vena di questa “Corsa alla Luna”, l’America decise anche di tagliare in modo assai cospicuo i fondi per il settore spaziale.
Il motivo per cui non siamo più tornati, quindi, è questo: troppi soldi e pochi motivi per tornarci, oltre che rappresentare un grosso rischio per l’equipaggio.

Con l’evoluzione della nostra tecnologia e, di conseguenza, dei nostri bisogni, questa corsa alla Luna sta tornando nuovamente “alla moda”, per il semplice motivo che la Luna potrebbe tornare utile come una sorta di “Stazione di rifornimento” per i viaggi spaziali più lunghi (Es. quello verso Marte).

Le Fasce di Van Allen è impossibile attraversarle!

Ogni volta che vi troverete a discutere con un complottista, vi sentirete nominare spesso queste fasce di Van Allen come se fosse una sorta di prova definitiva del falso approccio sulla Luna; nel dettaglio, queste fasce vengono viste come un ostacolo insormontabile sia per il corpo umano sia per le apparecchiature spaziali.

Ebbene, entrambe le considerazioni sono errate. Prima di spiegare il perché, esponiamo cosa sono queste famigerate fasce di Van Allen: il campo magnetico della Terra è in grado di deviare ogni particella carica, la cui principale fonte è il cosiddetto “Vento solare”, che entra nel suo raggio d’influenza. A causa della particolare configurazione del campo magnerico planetario, vi sono delle zone, sopra l’equatore, in cui le particelle cariche tendono a rimanere intrappolate, motivo per cui al di sopra dell’equatore terrestre si trovano delle zone, vagamente toroidali, in cui la densità di particelle cariche è molto elevata. Esse sono denominate fasce di Van Allen.

Date queste premesse, le conseguenze di un attraversamento di queste fasce, per un tempo eccezionalmente breve come quello delle missioni Apollo, sono irrisori per il corpo umano; in particolare, l’attraversamento di queste fasce ha le stesse conseguenze di una radiografia o di 3 anni di vita sulla Terra [1].

Per quanto riguarda i macchinari, la risposta è ancora più semplice: esse sono hard rad. Ricordiamo, inoltre, che la stessa ISS le attraversa continuamente quando sorvola l’Atlantico Meridionale, nella cosiddetta “Anomalia del Sud Atlantico“, eppure le strumentazioni, così come gli astronauti, sono tutti vivi e vegeti (alcuni astronauti sono rimasti per mesi e mesi eppure godono di ottima salute).

Le foto sono palesemente false, è impossibile che resistano alle temperature così alte!

Un’altra protesta che vi potrebbero fare è: “Com’è possibile che le pellicole abbiano resistito a temperature così anomale?”; un complottista molto informato potrebbe anche sfoggiare la variazione di temperatura lunare che oscilla tra gli oltre 100 gradi nella parte illuminata dal sole e sotto i 100 per la parte all’ombra.

Ebbene, le pellicole non si sono rovinate grazie al “vuoto”, lo stesso alleato che vi ritrovate anche nei thermos: fra fotocamera e pellicola c’è poco trasporto di calore, perché dentro la fotocamera c’è il vuoto, proprio come in un thermos.  Il calore si propaga per conduzione soltanto nei pochi punti di contatto fra corpo della fotocamera e pellicola; inoltre, le fotocamere erano trattate in modo da avere superfici riflettenti che, come tali, respingevano gran parte del calore ricevuto dal sole.

Per quanto concerne la differenza di temperatura, occorre ricordare che si riferiscono al suolo, non ad oggetti tenuti in mano dagli astronauti; per essere più precisi, si riferiscono al suolo ma dopo giorni e giorni di continua esposizione al sole o all’ombra, di certo non dopo qualche ora. Questa cosa è possibile provarla anche andando a fare qualche semplice foto nel deserto, il principio è esattamente il medesimo.

E la bandiera che sventola sulla Luna?

Luna 1969
Credits: attivissimo.net

Questa è una vera chicca: la famosa bandiera che sventola anche se non c’è aria sulla Luna.

LA BANDIERA NON SVENTOLA. La bandiera si muove solo dopo aver ricevuto dei colpetti dagli astronauti e, dopo essersi mosso per un po’, resta perfettamente immobile. In qualsiasi filmato ritroviate [2], se prestate molta attenzione, potrete riscontrare voi stessi questa cosa. Anche qui sulla Terra possiamo sventolare una bandiera in assenza di aria, basta darle dei piccoli colpi.

Stanley Kubrick

Sapendo che questo gigante della cinematografia statunitense si rivolterà nella tomba, dobbiamo obbligatoriamente citarlo. Tanti complottisti non sono riusciti a evitare di far notare una sorta di somiglianza tra il “Palcoscenico della NASA” e il film 2001: Odissea nello Spazio. Qui ci limitiamo a rifarci di una caratteristica di Kubrick: con l’attenzione estrema che aveva verso i dettagli, come avrebbe mai potuto effettuare degli errori così grossolani per quella che dovrebbe essere la più grande messinscena mai effettuata?

E allora?

Artico di Ivo Mej sulla Luna 1969
Spezzone dell’articolo di Ivo Mej, secondo cui l’uomo non è mai stato sulla Luna. Credits: ilfattoquotidiano.it

Nonostante ci siano numerose prove e materiali che fanno capire che non è stata una recita ben organizzata, non basterà mai per far entrare la verità nella testa di molte persone. La prova è da ricercarsi nelle innumerevoli opposizioni che ritroviamo nell’ambito “allunaggio” (queste che abbiamo esaminato erano solo le “critiche più comuni”). Come potete vedere dallo spezzone sopra, un articolo de “Il fatto quotidiano” di Ivo Mej, la disinformazione dilaga e lascia voce a tutti, giornalisti compresi, in modo tale che si sentono in diritto di dire la propria, pur presentando un’evidente carenza di conoscenze relative a questo ambito. La “medicina” è sempre quella di informarsi attraverso fonti ufficiali e affidabili senza cascare nella trappola del web per siti di dubbia razionalità.

Per una volta, oltre che dare risposte, vi lasciamo alcune domande:

Perché tutti parlano delle missioni della NASA, ma nessuno si sofferma su quelle sovietiche?
Perché la Russia, proprietaria di avanzati sistemi di spionaggio, non ha scoperto nulla di questa messinscena e non l’hanno denunciata al mondo intero? Oppure, perché Armstrong non ha fatto nessuna foto “decente”, limitandosi a una sola foto di spalle, pur essendo il primo uomo sulla Luna? Come hanno fatto a ricreare effetti così credibili, negli 60, per simulare l’assenza di aria?

Molte volte non serve avere risposte, basta porsi le domande giuste.

Fonti: via lattea.net; attivissimo.net; avvenire.it

Bibliografia:

  1. “Bad Astronomy: Misconceptions and Misuses Revealed, from Astrology to the Moon Landing ‘Hoax'”(John Wiley & Sons, ISBN 0-471-40976-6);
  2. https://www.youtube.com/watch?v=A-mZjltN0CQ;