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Addio Bennu! OSIRIS-REx comincia il viaggio di ritorno verso la Terra

OSIRIS-REx comincia il suo lungo viaggio di ritorno verso la Terra. Quando potremo analizzare i campioni di Bennu? Si possono trarre già delle conclusioni sulla missione prima della sua conclusione?

Categorie Agenzie spaziali · Missioni spaziali · Satelliti e Lander

Dopo le recenti immagini inviate sulla Terra è ora di fare le valigie per la sonda spaziale OSIRIS-REx. La missione fino ad ora è stata un successo: dopo cinque anni nello spazio profondo tutti gli obiettivi prefissati sono stati raggiunti. Rimane l’ultima fase, riportare sulla Terra i preziosi campioni prelevati sulla superficie dell’asteroide Bennu.

OSIRIS-REx: propulsori massima potenza!

La sonda della NASA è ufficialmente diretta verso di noi: dopo un viaggio verso Bennu durato più di due anni, la sonda ha prima mappato la superficie dell’asteroide per permettere al team di scegliere il sito di campionamento appropriato. In questo modo, il 20 ottobre 2020 la sonda ha esteso il suo braccio robotico e ha recuperato dei campioni di Bennu.

Illustrazione accensione thrusters OSIRIS-REx Credit: NASA/Goddard/University of Arizona
Illustrazione accensione thrusters OSIRIS-REx Credit: NASA/Goddard/University of Arizona

Il 7 aprile 2021 ha scattato le incredibili immagini del suo passaggio, due giorni dopo ha spento le camere di bordo. Arriviamo al 10 maggio 2021, quando alle 16.23 EDT, OSIRIS-REx ha acceso i suoi motori per 7 minuti alla massima potenza con lo scopo di allontanarsi dall’asteroide. La sonda ha così raggiunto circa 1000 km/h impostando il navigatore verso il Pianeta blu: una crociera che durerà circa circa 2 anni e mezzo.

Data di partenza non casuale, ma dettata dall’allineamento Bennu-Terra che favorirà un risparmio di carburante. La rotta prevede due orbite complete intorno al Sole, che con la sua gravità interferirà con la traiettoria della sonda. Il team apporterà continui aggiustamenti per eliminare gli effetti di eventuali piccoli errori, dovuti all’accensione dei thrusters.

Navigazione per le fasi di campionamento OSIRIS-REx Credit: NASA/Goddard/University of Arizona
Navigazione per le fasi di campionamento OSIRIS-REx Credit: NASA/Goddard/University of Arizona

Per questo motivo le antenne del Deep Space Network (DSN) saranno fondamentali per comunicare e guidare la sonda verso la base. Il trasponder montato all’interno di OSIRIS-REx, permetterà di misurare la velocità per effetto Doppler, grazie alla frequenza delle onde riflesse dalla sonda; mentre la misura del tempo di ritorno fornirà l’informazione sulla posizione, come accade per un normale radar.

Nel 2023 il ritorno sulla Terra dei campioni… e poi?

Il luogo e l’ora di arrivo sono già state determinate con precisione: il 24 settembre 2023 la capsula dispiegherà il suo paracadute verso lo Utah Test and Training Range, nel deserto occidentale dello Utah. Da lì i campioni saranno distribuiti in tutto il mondo per essere analizzati e sarà l’occasione perfetta per uno studio approfondito di materiale extraterrestre.

Utah Test and Training Range Credits: Desert.com
Utah Test and Training Range Credits: Desert.com

Prima di gettarsi all’interno dell’atmosfera terrestre, la capsula contenente i campioni di Bennu sarà rilasciata da OSIRIS-REx. La manovra dovrà essere fatta in modo da evitare due condizioni: un rientro balistico che la distruggerebbe e il rimbalzo sull’atmosfera che la proietterebbe di nuovo verso lo spazio, rendendo vana la missione.

E OSIRIS-REx a quale destino andrà incontro? La sonda, che richiama la cultura dell’Antico Egitto, sarà destinata ad una nuova potenziale missione per lo studio di un altro asteroide. Entro l’estate 2021 la NASA definirà meglio il futuro della sonda: forte il fatto che il propellente a bordo è in quantità sufficiente per affrontare di nuovo lo spazio aperto.

Cosa abbiamo già imparato da OSIRIS-REx?

Le informazioni iniziali su Bennu erano corrette in parte, ma questo lo si è capito solamente una volta arrivati sull’asteroide. Il team si aspettava di trovare un ambiente più levigato e omogeneo, ed ecco la sopresa: la superficie di Bennu si è presentata agli occhi elettronici degli strumenti ricca di asperità. Questo ha allarmato gli ingegneri che hanno dovuto sviluppare algoritmi di navigazione più precisi.

OSIRIS-REx strumenti Credit: NASA/Goddard/University of Arizona
OSIRIS-REx strumenti Credit: NASA/Goddard/University of Arizona

Ma perchè ci si aspettava di trovare una superficie liscia? É stata la misurazione del calore irradiato dalla superficie che ha ingannato il team a capo della missione. Fortunatamente ciò non li ha scoraggiati e abbiamo visto come è andata a finire! OSIRIS-REx ha, però, fornito anche delle conferme: osservazioni dalla Terra prevedevano minerali ricchi di carbonio e segni del passaggio dell’acqua. La sonda ha confermato l’ipotesi, di fatto, validando la tecnica di osservazione dal nostro pianeta.

“Questa missione sottolinea perché dobbiamo fare scienza ed esplorazione in più modi – sia dalla Terra che da vicino nello spazio – perché le ipotesi e i modelli sono solo questo.”

Heather Enos, vice ricercatore principale di OSIRIS-REx

Una missione non fine a se stessa, ma importante per perfezionare e testare le nuove tecnologie che potranno trovare applicazioni in molti campi. Per quanto riguarda lo studio di Bennu non ci resta che attendere il 2023, quando riceveremo questo prezioso corriere spaziale che molto probabilmente ci permetterà di aggiungere un nuovo tassello alla nostra comprensione dell’Universo.

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