Lanciato inizialmente nel Dicembre 2009 con il nome WISE, il satellite fu inserito in un’orbita polare bassa (500 km), circolare ed eliosincrona, con inclinazione di circa 97.5°.
La sua missione, in quanto telescopio, è quello di osservare l’Universo: corpi lontani, come stelle e galassie, o interni al Sistema Solare, come gli asteroidi, nelle bande del vicino infrarosso (in particolare su lunghezze 3.4 – 4.6 – 12 – 22 nanometri).

WISE presso Vanderber Air Force Base
Credits: NASA/VAFB

A seguito della riuscita della missione, il satellite fu ibernato per un periodo di circa 30 mesi, durante cui la resistenza aerodinamica ne ha ridotto quota e aumentato l’eccentricità dell’orbita.
Nel 2013, il governo Americano stanziò ulteriori finanziamenti per il progetto, consentendo la riattivazione del satellite; a esso fu assegnato il nome di NEOWISE e la missione di identificare e caratterizzare chimicamente e fisicamente i NEOs.

Perché ci interessano queste rocce spaziali?

La nascita della nostra galassia è avvenuta circa 4.5 miliardi di anni fa a partire da un disco di polvere composto principalmente da roccia, acqua e metalli.
Una parte di questa materia fu divorata dal neonato Sole, un’altra contribuì a formare i pianeti nascenti e un’altra ancora riuscì a sfuggire dal campo gravitazionale, inserendosi su orbite estremamente ellittiche con periodi di centinaia di migliaia di anni.
Sono proprio questi piccoli corpi, nello specifico asteroidi, comete e pianeti nani (come Veste, Cerere o il più lontano Plutone), a fornire indizi su ciò che è venuto prima della vita sulla Terra e, possibilmente, prima della nascita della Terra stessa.

La composizione chimica di comete e asteroidi potrebbe fornire informazioni importanti sui periodi più intensi e violenti nella formazione del sistema solare; per esempio su come la nascita dei giganti gassosi abbia riorganizzato le distanze e posizioni reciproche degli altri corpi: si pensa, infatti, che Nettuno e Urano, una volta formatisi nell’anello orbitale dei pianeti rocciosi, siano stati espulsi da Giove e Saturno verso orbite più esterne.
I piccoli corpi celesti provengono anche dallo spazio interstellare, trasportando materiale forgiato durante il collasso di stelle in buchi neri, supernove e scontri tra stelle di neutroni.

Sono davvero un pericolo per la Terra?

Oltre a essere soggetto di studio per la ricerca di risposte sul passato, la conoscenza delle orbite di questi corpi rappresenta un passo fondamentale per la sicurezza e salvaguardia del Pianeta.
Il continuo miglioramento delle tecniche di rilevamento e osservazione del cielo hanno reso più facili le identificazioni dei NEO, Near-Earth Object“, ossia oggetti in orbita intorno alla Terra il cui perielio è inferiore a 1.3 AU (Unità Astronomica, pari alla distanza media tra Terra e Sole).

A oggi, sono circa 8500 i NEOs di dimensioni notevoli identificati, ma si stima che tale numero possa raddoppiare o triplicare.
La probabilità che uno di questi corpi impatti la Terra è molto contenuta, tuttavia essa può variare notevolmente durante l’orbita; un team di studiosi stima, infatti, che le chances di collisione con l’asteroide Bennu, uno dei più pericolosi, aumenteranno sino a 1:2700 nella metà del 22° secolo.

WISE/NEOWISE

A oggi la missione ha garantito circa 800000 osservazioni nell’infrarosso, permettendo di schedare approssimativamente 158000 asteroidi, di cui circa 700 NEOs, attraverso i due canali rimanenti dopo la riattivazione di WISE (3.4 – 4.6 nanometri).
Il telescopio era fornito di 4 rilevatori conservati in serbatoi di idrogeno liquido al fine di mantenerne la temperatura sotto gli 8K per prevenire che rilevassero il calore del satellite stesso. La riattivazione del progetto ha permesso l’utilizzo solo di due rilevatori a causa di mancanza di liquido refrigerante.

L’identificazione delle comete, le cui dimensioni e velocità risultano molto maggiori di quelle degli asteroidi, diventa ancora più difficile se sono di “lungo periodo”; si tratta di oggetti provenienti dalle estremità del sistema solare, più precisamente dalla nube di Oort, un gruppo di corpi ghiacciati a circa 300 miliardi di chilometri dal sole.
Il progetto WISE/NEOWISE ha permesso l’identificazione di parecchie decine di comete di lungo periodo, legate per la maggior parte al campo gravitazionale di Giove.

La seguente immagine rappresenta la mappatura della volta celeste effettuata dalla strumentazione di bordo, dopo la riattivazione. I colori grigio, verde, giallo e bianco rappresentano, rispettivamente: asteroidi principali, asteroidi con orbite che li avvicinano alla Terra, comete, corpi scoperti l’ultima settimana (le circonferenze blu sono le orbite dei pianeti rocciosi).

Mappatura debris 2013 - 2017
Credits: NASA/JPL-Caltech/PSI

La fine della missione è programmata per il 2020 a causa della deriva causata dalla resistenza atmosferica.
Appare evidente come i numeri ottenuti con questo progetto evidenzino che la minaccia asteroide è reale e non può essere trascurata.
Investimenti per progetti finalizzati alla completa mappatura degli asteroidi del sistema solare porrebbero le basi per estrarre metalli, idrocarburi e acqua per futuri viaggiatori spaziali, in completa sicurezza.