Da diversi mesi gira sul web la notizia che la Stazione Spaziale Cinese TianGong-1, impazzita, cadrà sul territorio italiano. Ci sarà un rientro non controllato di questa struttura? Sì. Cadrà sulle nostre teste? Le probabilità di avere incidenti causati da meteoriti (e di conseguenza da detriti spaziali) in Italia, è dello 0.000002%, come afferma Alberto Buzzoni, astronomo all’Inaf-Oas di Bologna, coordinatore scientifico del progetto Prisma per lo studio delle meteore e membro per l’Inaf di Ocis.

Le principali agenzie spaziali del mondo stanno monitorando la posizione del “Palazzo Celeste” (traduzione all’italiano del nome della stazione) che si pensa rientrerà in atmosfera i primi giorni di marzo, con un margine di errore di due settimane. [UPDATE: Nuovi calcoli stimano il rientro in atmosfera nel periodo compreso tra il 30 marzo e il 4 aprile prossimo]

La TianGong-1 smise di funzionare nel marzo 2016

La Stazione Spaziale Cinese TianGong 1, che smise di funzionare nel 2016, dovrebbe rientrare in atmosfera nei prossimi mesi e le probabilità che provochi incidenti sono decisamente basse.
Schema delle missioni sulla Stazione Spaziale Cinese. Credits: www.en.people.cn

L’Agencia Spaziale Cinese (CNSA) informò ufficialmente il mondo tramite una nota del maggio scorso all’UNOOSA (l’Ufficio per gli Affari Spaziali delle Nazioni Unite) che la TianGong-1 aveva smesso di funzionare il 16 marzo 2016. Nonostante questo, nella nota non è stato specificato se la stazione fosse sfuggita dal controllo a terra (come allarmisticamente hanno subito riportato le testate giornalistiche), oppure se la situazione fosse sotto controllo.

Oggi, però, gli scienziati si sono ormai accertati che la stazione non è controllata da terra, sicuramente a causa di un guasto che rimane ancora ignoto. Questo implica che l’assetto e la quota di 280 Km, non potranno essere mantenuti a lungo. Una volta arrivata alla ionosfera, grazie all’azione dell’attrito dell’aria e all’assetto aerodinamico della stazione, il punto di caduta a terra diventerà ancora più difficile da identificare con precisione.

Rientro atmosferico

La Stazione Spaziale Cinese TianGong 1, che smise di funzionare nel 2016, dovrebbe rientrare in atmosfera nei prossimi mesi e le probabilità che provochi incidenti sono decisamente basse.
Rappresentazione del rientro atmosferico. Credits: www.meteoweb.eu

Il Palazzo Celeste si muove con una velocità di circa 8 Km/s. Al suo rientro, potrà raggiungere temperature, per l’azione dell’attrito atmosferico, di circa 2000 gradi Celsius. I materiali con il punto di fusione più basso, come l’alluminio (dal quale è principalmente composta), verranno vaporizzati prima dei 60 Km di quota rispetto al livello del mare. A questo inferno potranno sopravvivere solamente materiali più resistenti come il titanio o l’acciaio.

Quindi, le parti della TianGong-1 arriveranno a terra sotto forma di piccoli detriti di alcuni centimetri, anche se non si scarta la possibilità che pezzi più grandi possano arrivare al suolo. Nonostante queste previsioni, ci conforta il fatto che in oltre 60 anni di attività spaziale, non si siano mai registrati incidenti per la caduta di detriti di questo genere.

Una Campagna di Osservazione Internazionale

La Stazione Spaziale Cinese TianGong 1, che smise di funzionare nel 2016, dovrebbe rientrare in atmosfera nei prossimi mesi e le probabilità che provochi incidenti sono decisamente basse.
Rappresentazione della Stazione Spaziale Cinese una volta finita. Credits: it.blastingnews.com

Nonostante non si sappia con precisione quando e dove cadrà la stazione cinese, grazie all’inclinazione del piano dell’orbita, possiamo affermare con certezza che l’Italia settentrionale è completamente fuori pericolo. Le zone centrali e meridionali rimangono interessate, perciò il Dipartimento della Protezione Civile è già stato informato e ha elaborato un piano di azione.

A livello internazionale, nelle prossime settimane è in programma una Campagna di Osservazione, coordinata dall’Inter-Agency Space Debris Coordination Committee (IADC), iniziativa nella quale parteciperà anche l’Italia, coinvolta a vari livelli.

Non ci resta che aspettare le prime 3-4 ore prima dell’imminente arrivo dei detriti a terra per poter prevedere il punto esatto, che si spera, visto che il nostro pianeta è composto dal 70,8% d’acqua, sia in qualche angolo di oceano.

Fonte: MEDIA INAF