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    Prima partita di tennis nello spazio

    ISS: la prima partita di tennis nello spazio

    Juan Martín del Potro è un grandissimo campione di Tennis ed è riuscito a conseguire più di un grande obiettivo nell’arco della sua vita. Ciò che probabilmente non si aspettava è l’ultima sorpresa che la vita aveva intenzione di fornirgli: dare consigli sullo sport in cui eccelle agli astronauti della Stazione Spaziale Internazionale.

    Avete capito benissimo: sulla stazione spaziale si è tenuta la prima partita di tennis della storia! I protagonisti di questo primato sono quattro astronauti: Drew Feustel, comandante della Iss Expedition 56, che gioca a tennis da quando aveva dieci anni, Ricky Arnold e Serena Auñón-Chancellor, statunitensi della NASA, e Alexander Gerst, tedesco dell’Agenzia spaziale europea (ESA).

    Ovviamente, la partita ha rappresentato una vera e propria sfida a causa dell’assenza di gravità. È stata giocata nella notte italiana tra il 21 e il 22 Agosto, ed è stata proiettata in 3D anche sui campi di Flushing Meadows nella giornata inaugurale delle qualificazioni all’ultimo dei quattro tornei del Grande Slam. Per effetto dell’assenza di gravità, come potete ben immaginare, la pallina non rimbalza e non ha effetto; quindi lo sport a cui si è potuto assistere è stato vagamente diverso, anche in quanto a regole e racchette utilizzate, dal tennis vero e proprio. Questo punto è stato chiarito anche dallo stesso Drew Feustel, durante la sua “chiacchierata” con Del Potro:

    Abbiamo alcuni problemi qui per la gravità. Come si può vedere tutto galleggia e quando colpiamo la palla rimbalza su tutto. Siamo riusciti a giocare, ma dobbiamo inventare le nostre regole

    Ovviamente, Feustel non si è astenuto dal sottolineare l’importanza dell’esercizio fisico durante il “soggiorno” fuori dall’atmosfera terrestre, in quanto la gravità tende a limitare i movimenti. Altri tennisti professionisti, come John Isner, Frances Tiafoe, Steve Johnson, Donald Young e Kevin Anderson hanno inviato i loro videomessaggi agli astronauti, per aiutarli a preparare la gara.

    Assisteremo mai a un vero e proprio torneo di tennis al di fuori dell’atmosfera? Non si sa, per ora accontentiamoci di questo amichevole scambio!

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    Astronauti: le conseguenze della permanenza nello spazio

    Il nostro sguardo è spesso rivolto unicamente all’atterraggio dei moduli spaziali. Non tutti si soffermano sulle condizioni degli astronauti dopo l’atterraggio.

    In molti avranno sognato di essere nello spazio e quasi tutti sanno bene che, prima dell’eventuale partenza, sono richiesti anni di duro addestramento. Il motivo di questo addestramento è univoco: gli astronauti non escono esattamente indenni dal loro “soggiorno” a gravità zero. Ma quali sono le conseguenze sul loro organismo?

    In un precedente articolo abbiamo esaminato gli effetti delle radiazioni cosmiche, in questo ci soffermeremo sulle conseguenze della gravità ridotta (effetti che, ovviamente, sono “visibili” solo una volta tornati a Terra).

    Cominciamo con una crudele affermazione: Lo Spazio non è per tutti. Bisogna godere di un’ottima salute, avere nervi saldi e capacità di gestire lo stress e affidarsi scrupolosamente a piani fisici e alimentari sia prima della partenza che dopo il ritorno a Terra. L’assenza di gravità, la mancanza di luce solare, la permanenza in spazi ristretti privi di privacy e, non ultimi, il rumore che si sente a bordo e la mancanza di cibo fresco sono fattori che rendono la permanenza nello Spazio molto faticosa.

    LE CONSEGUENZE PER GLI ASTRONAUTI

    Quando tornano sulla Terra gli astronauti non riescono a muoversi bene perché i loro muscoli si sono indeboliti. All’interno delle stazioni spaziali gli astronauti effettuano regolarmente ginnastica ma, per la gravità ridotta, la potenza fisica cala comunque drasticamente.

    Altro problema grave, che non può essere completamente risolto con gli integratori, è la riduzione della densità delle ossa, circa dell’1-2% per ogni mese passato nello Spazio. Non essendoci la gravità, infatti, le ossa non subiscono il peso del corpo e quindi non si rigenerano, costringendo gli astronauti a correre ai ripari facendo uso di medicinali contro l’osteoporosi.

    Anche la vista non esce incolume: il nervo ottico si gonfia e schiaccia i bulbi oculari. In pratica, è come essere affetti da presbiopia e si possono anche vedere delle macchie.

    Per riassumere, trascorrere sei mesi nello Spazio velocizza terribilmente l’invecchiamento, in quanto, dal punto di vista psico-fisico, questi sei mesi pensano esattamente come dieci anni!

    Dati tutti questi “danni”, è ovvio che gli astronauti debbano necessariamente affrontare un vero e proprio percorso di riabilitazione (si svolge a Houston presso il centro spaziale della NASA): insomma, addirittura un atto naturale come il parlare diventa una tortura (le labbra e la lingua sembrano pesanti). Attraverso questa riabilitazione, devono rafforzare ossa e muscoli, come prima cosa, per riuscire a camminare di nuovo normalmente, non avere più problemi di equilibrio e afferrare gli oggetti senza difficoltà (cosa che appena atterrati non riescono a fare), poi devono riabituarsi al cibo e alle bevande terrestri, recuperare pienamente la vista e rafforzare anche il sistema immunitario.

    Per le prime tre settimane non possono guidare e devono anche limitare i contatti con gli altri esseri viventi, perché sono sensibili a germi e batteri e potrebbero ammalarsi facilmente. Inoltre devono stare sotto controllo per verificare che non abbiano subito danni a causa dell’esposizione alle radiazioni spaziali e che non manifestino problemi psicologici.

    Per concludere alla meglio questo articolo, inseriamo una breve dichiarazione, del Dottor Filippo Ongaro, in merito alla riabilitazione degli astronauti:

    Ongari astronauti
    Credits: diregiovani.it

    Dipende un po’ dalla plasticità del tessuto e dalla capacità e bravura dell’astronauta di fare un programma di riabilitazione. Il muscolo tende a recuperare abbastanza perché il muscolo è un tessuto piuttosto plastico, l’osso è molto più ostico. Dopo mesi e mesi di assenza di gravità il recupero dell’osso può essere più difficile. Dipende molto anche da quanto l’astronauta viene sottoposto a una riabilitazione ben fatta, ben strutturata, cosa che oggi è molto più vera di alcune decadi fa. Oggi la differenza la fa anche il piano di attività fisica che gli astronauti fanno a bordoA bordo della Stazione c’è una farmacia piuttosto completa e gli astronauti ricevono addestramento completo per la gestione dei sintomi e emergenze mediche. In ogni missione c’è poi un astronauta con un ulteriore addestramento medico

     

     

     

    Curiosità dallo Spazio: vita da Astronauti

    Astronauti: “Figure a metà tra il mitico e l’umano!” – questa è la definizione data da euronews. Ma quanto si sa davvero su di loro?

    Perché una missione spaziale umana abbia successo, gli astronauti devono conoscere bene le operazioni che si svolgono a bordo di un veicolo spaziale, in quanto rappresentano l’ultimo anello di controllo contro i malfunzionamenti ed intervengono in caso di necessità.

    www.osservatoriofeynman.eu

    L’addestramento in Europa si svolge presso l’European Astronaut Centre (EAC) di Colonia, Germania. Essi devono imparare a dosare le energie, alternando pausa, lavoro ed attività fisica. Numerosi sono gli effetti dell’assenza di gravità sul corpo umano: ad esempio nello spazio ci si allunga, si cresce o ancora si è sottoposti a radiazioni. Perciò, durante la missione, gli astronauti sono essi stessi sotto osservazione per testare la capacità di adattamento del corpo umano all’ambiente spaziale. Inoltre svolgono attività ginniche per evitare che i muscoli si atrofizzino.

    Nello spazio queste figure affascinanti compiono anche operazioni legate a esigenze di prima necessità come nutrirsi e lavarsi. Per consumare meno acqua possibile si utilizzano piccoli getti d’acqua e salviette umidificate per l’igiene del corpo. Ad esempio per lavare i denti basta una goccia d’acqua sullo spazzolino e, una volta lavati, si manda tutto giù compreso il dentifricio che è commestibile; per lavare il corpo, al posto della doccia, ci si strofina con un panno umido insaponato. Il 70 % dell’acqua sulla ISS è riciclata così come l’urina.

    Anche la cucina è costretta a limitazioni: cibi freschi sono consumati solo nei primi giorni della missione, successivamente sono disponibili solo cibi in scatola o disidratati o verdure liofilizzate alle quali va aggiunta un po’ d’acqua. Tutto è sottovuoto per risparmiare spazio e aumentare la conservazione dei cibi, come le tortillas, utilizzate al posto del pane per evitare di intasare i condotti dell’aria.

    Header Image Credits: immagini.4ever.eu

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