Einstein ebbe ulteriore ragione quando vennero intercettate per la prima volta le onde gravitazionali.

Predisse anche che queste onde gravitazionali avrebbero avuto un particolare tono e decadimento, corrispondenti una firma diretta della massa e della rotazione del buco nero appena formato.

Avrà avuto ragione anche qui?

Un lavoro di post-produzione

La prima volta che gli scienziati rilevarono le prime onde gravitazionali fu il 19 settembre 2015. Il rilevamento, denominato GW150914, è stato effettuato da LIGO.

In post-produzione, alcuni fisici del MIT hanno eliminato il rumore da questo segnale ricevuto e infine lo hanno “ingrandito”. Hanno così osservato una forma d’onda che è cresciuta rapidamente prima di svanire. E traducendo in suono hanno sentito qualcosa che somigliava a un “cinguettio”.

Ma il cinguettio è qualcosa che avviene nel momento esatto della creazione del buco nero. E dopo, riusciamo ad estrarne qualcos’altro dalle onde gravitazionali?

Il suono di un buco nero appena dopo la sua nascita

Il team che ha lavorato a queste analisi, attraverso delle simulazioni di tale segnale, ha notato come la porzione immediatamente successiva al picco, contiene diversi suoni forti e di breve durata.

Quando hanno rianalizzato il segnale, tenendo conto delle sfumature, i ricercatori hanno scoperto che potevano essere isolate con successo. Hanno così ottenuto un modello sonoro specifico per un buco nero appena formato.

In particolare, nell’analisi di GW150914, è stato identificato un “suono” ben distinto, con un tono e un tasso di decadimento che sono stati in grado di misurare.

Einstein prevede come l’intonazione e il decadimento dovrebbero essere specifici per ogni buco nero, direttamente legati al prodotto della sua massa e della sua rotazione. Quindi ogni buco nero con una sua massa e rotazione ben specifici può produrre solamente uno specifico tono e uno specifico tasso di decadimento.

E aveva ragione. Come test infatti, tramite le equazioni della relatività generale, sono stati ricavati la massa e la rotazione utilizzando il tono e il decadimento rilevato, e corrispondono ai dati sul buco nero misurati da altri scienziati.

“In futuro avremo rilevatori migliori sulla Terra e nello spazio e saremo in grado di vedere non solo due, ma decine di modalità e definire con precisione le loro proprietà“, afferma Isi. “Se questi non fossero buchi neri, se fossero oggetti più esotici come wormhole o stelle di bosoni, potrebbero non risuonare allo stesso modo e avremo la possibilità di distinguerli”.