giovedì, 9 Luglio, 2020

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Storia del volo Air Canada 143: una questione di misure

Il 23 luglio 1983, durante i preparativi per il volo Air Canada 143, che avrebbe dovuto fare il lungo viaggio da Montreal a Edmonton (città canadesi distanti l’una dall’altra circa 2850 km in linea d’aria), l’equipaggio di volo chiese a quello di terra di misurare quanto carburante fosse già nei serbatoi dell’aereo (l’indicatore del livello del carburante non funzionava correttamente); sapeva di dover iniziare il viaggio con una quantità di carburante pari a 22 300 kg, cifra che conosceva in questa unità di misura perché da poco il Canada era passato al sistema metrico (precedentemente le quantità di carburante venivano misurate in libbre).

L’equipaggio di terra poteva misurare la quantità di carburante nei serbatoi soltanto in litri e comunicò il valore di 7682 L; pertanto, per determinare quanto carburante ci fosse a bordo e quanto ancora ne servisse, l’equipaggio di volo chiese a quello di terra il fattore di conversione da litri a chilogrammi. La risposta fu 1,77 (altrettanti chilogrammi corrispondevano a 1 L); utilizzandola l’equipaggio di volo calcolò che a bordo c’erano 13 597 kg di carburante e che occorreva aggiungere altri 4917 L. L’equipaggio di terra, purtroppo, era abituato a unità premetriche: 1,77 era il fattore di conversione non da litri a chilogrammi di carburante, ma da litri a libbre (1,77 libbre corrispondono a 1 L); in realtà a bordo, a causa di questo errore, c’erano soltanto 6169 kg di carburante, e sarebbe stato necessario aggiungerne 20 088 L, quattro volte tanto i 4917 L che erano stati calcolati.

La conseguenza fu che quando il volo 143 decollò da Montreal, alle 17:48, con 61 passeggeri e 8 membri dell’equipaggio, a bordo c’era soltanto il 45% del carburante necessario per il tragitto. In viaggio verso Edmonton, a un’altitudine di 7,9 km, il Boeing 767 rimase senza carburante e cominciò a cadere. Anche senza l’aiuto dei motori (si spense prima quello sinistro e poco dopo quello destro), il pilota Robert Pearson riuscì a fare in modo che l’aereo perdesse quota planando.

Con una planata, tuttavia, non era possibile raggiungere il più vicino aeroporto in servizio, a Winnipeg, così il pilota diresse l’aereo verso un vecchio aeroporto non più in funzione, a Gimli, a circa dodici miglia di distanza dalla posizione in cui si trovava il 767. Purtroppo Pearson non sapeva che nel frattempo quell’aeroporto era stato trasformato in un autodromo e che proprio in quel momento era in corso una gara automobilistica, con migliaia di persone in auto e camper assiepate lungo la pista.

Per fortuna durante l’atterraggio il carrello anteriore andò in pezzi e il muso dell’aereo si trovò a strisciare sulla pista; l’attrito rallentò l’aereo facendolo arrestare a poche centinaia di metri dagli spettatori sbalorditi. Gli organizzatori della corsa ebbero la prontezza di accorrere in pista per spegnere i principi di incendio causati dall’attrito nel muso dell’aereo, e tutti i passeggeri e i membri dell’equipaggio scesero sani e salvi dagli scivoli d’emergenza.
La lezione della storia dell’ Air Canada 143 è questa: una quantità senza l’unità di misura giusta è un numero privo di significato.

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Vincenzo Giordanohttp://vincenzo-giordano.blogspot.it
Nato nel 1971 e residente a Bari, è professore a contratto presso il Politecnico di Bari e professore di ruolo di Matematica presso il Liceo Scientifico Statale "E. Fermi" di Bari.