A cura di Gianluca Pellecchia

È stata completata la fase di test della sonda che partirà il prossimo Febbraio da Cape Canaveral e che ci aiuterà a comprendere da vicino il nostro Sole. Solar Orbiter partirà entro un anno!

Viste le premesse, quelli che ci attendono sembrerebbero essere anni caldissimi per l’esplorazione spaziale e l’Agenzia Spaziale Europea (ESA), che non vuole essere da meno, ha deciso di essere di parola: si appresta a lanciare una missione in orbita intorno al Sole con un perielio che si troverà addirittura dentro l’ orbita di Mercurio!
Nei giorni scorsi, l’ESA ha annunciato di aver completato i test sul Solar Orbiter e di essere pronta alla spedizione verso il sito di lancio di Cape Canaveral.

La sonda, che sarà portata fuori dall’atmosfera terrestre dal lanciatore Atlas V 411, dopo alcune orbite di avvicinamento durante le quali svolgerà anche dei fly-by della Terra e di Venere, si stabilizzerà su un’orbita eliocentrica di 180 giorni con un perielio a 42 milioni di km dal Sole e un’inclinazione di 17° che le permetterà di svolgere uno dei compiti più spettacolari della sua missione: catturare le prime immagini di sempre delle regioni polari del Sole, non osservabili dalla Terra.

Solar Orbiter ESA
Credits: cosmos.esa.int

 

Un altro incarico importante, sarà quello di inviare dati utili a studiare la relazione tra l’attività solare e le tempeste solari, una delle maggiori minacce ai nostri sistemi di telecomunicazioni e posizionamento; a una distanza così ravvicinata dalla nostra stella, infatti, le particelle energetiche e il plasma generati non sono ancora stati modificati dalla fase di trasporto e propagazione: essi, quindi, possono essere studiati in uno stato ancora “incontaminato”.

In una fase finale, poi, la sonda si sposterà su un’orbita inclinata di 33° permettendo un punto di vista ancor più diretto sui poli solari.

Per compiere questi e altri compiti, la sonda è stata equipaggiata delle migliori tecnologie utili a sopportare l’ ambiente nel quale si troverà a operare, uno dei più ostili dell’ intero sistema solare.
Grazie alla partnership con Airbus è stato possibile realizzare un preparato chiamato SolarBlack da applicare all’ esterno della sonda che permette di sopportare il calore e che non si decompone a causa dello stesso; questo strato proteggerà lo scudo termico composto da 20 strati sottilissimi di titanio in grado di sopportare temperature fino a 500° come quelle a cui sarà sottoposto il lato della sonda esposto al  Sole (la parte in ombra invece sarà a -180°), mentre come protezione finale vi sarà anche uno strato di vuoto che permetterà al calore di non intaccare la strumentazione. Per riuscire a vedere il Sole, ovviamente, non tutta la strumentazione può essere trincerata dietro questo enorme apparato di protezione: pertanto, alcuni strumenti sono forniti propri mini scudi termici e, periodicamente, dei meccanismi a scorrimento lasciano entrare la luce che verrà filtrata dalla strumentazione stessa per evitare danneggiamenti.

Appuntamento al prossimo 31 Ottobre per il viaggio intercontinentale verso gli USA da cui, a Febbraio, partirà la missione più hot degli ultimi tempi! 

Fonti: esa.int; asi.it