venerdì, 10 Luglio, 2020

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Una stella intorno a un buco nero: una rosetta spaziale

11 Febbraio 2016: vi dice nulla questa data? È stata una giornata con un valore immenso scientifico, è stato il giorno in cui, dopo quasi 100 anni, Einstein ha visto dimostrata l’esistenza delle onde gravitazionali. Perché questa introduzione? Anche oggi 16 Aprile 2020, Einstein continua ad avere ragione; causa: una rosetta spaziale da poco osservata. Andiamo per gradi.

rosetta spaziale intorno a un buco nero.
Questa simulazione mostra le orbite delle stelle molto vicine al buco nero supermassiccio nel cuore della Via Lattea. Una di queste stelle, denominata S2, orbita ogni 16 anni ed è passata molto vicino al buco nero nel maggio 2018. Questo è un laboratorio perfetto per testare la fisica gravitazionale e in particolare la teoria della relatività generale di Einstein. Crediti:Eso / L. Calçada / spaceengine.org

Utilizzando il VLT (Very Large Telescope) dell’ESO (European Southern Observatory), in Cile, un team di astronomi ha studiato l’orbita descritta da una stella nei pressi di un buco nero supermassiccio, rivelando un particolare moto orbitale che Einstein aveva già previsto oltre 100 anni fa, grazie alla sua nota teoria della relatività generale.

La dimostrazione di questo effetto relativistico è stato osservato attraverso l’orbita di uno dei corpi che ruotano intorno a Sagittarius A*, un buco nero da circa 4 milioni di masse solari, situato al centro della nostra galassia, a 26.000 anni luce dal Sole.

Lo studio della rosetta spaziale

Per la dimostrazione della teoria di Einstein, gli studiosi si sono avvalsi dell’aiuto della stella S2, il cui perielio si trova a un distanza di circa 20 miliardi di chilometri di distanza. Dopo una deliziosa (e per nulla ansiogena) attesa di 27 anni, l’ESO ha finalmente potuto osservare lo straordinario risultato: l’orbita aveva la forma di una rosetta e non di un’ellisse come previsto dalla teoria della gravità di Newton. 

Ha dichiarato  Reinhard Genzel (dichiarazione ottenuta dal sito inaf), direttore del Max Planck Institute for Extraterrestrial Physics (Mpe) di Garching, Germania e architetto del programma trentennale che ha portato a questo risultato:

La relatività generale di Einstein prevede che l’orbita di un oggetto legato gravitazionalmente a un altro non sia chiusa, come nella gravità newtoniana, ma preceda rispetto al piano del moto. Questo famoso effetto, osservato per la prima volta nell’orbita del pianeta Mercurio intorno al Sole, fu la prima prova a favore della Relatività generale. Cento anni dopo abbiamo rilevato lo stesso effetto nel moto di una stella in orbita intorno alla sorgente radio compatta Sagittario A* al centro della Via Lattea. Questa svolta osservativa corrobora l’evidenza che Sagittario A* sia un buco nero supermassiccio di massa pari a 4 milioni di volte la massa del Sole.

È proprio vero. Contro il genio umano, non esiste tecnologia in grado di competere. Continuate a seguirci per scoprire se Einstein avrà ragione ancora su altro.

Per concludere: chiunque volesse approfondire, può fare riferimento al paper originale.

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Gianmarco Vallettahttp://aerospace.closeupengineering.it
Laureato alla triennale di Ingegneria Aerospaziale presso l’Università degli Studi di Napoli - Federico II. Dopo la maturità ha svolto i più svariati lavori, da Discontinuo dei Vigili del Fuoco a Bagnino. E' apparso sul “Venerdì di Repubblica” e su "Lo Stradone" grazie alla pagina Facebook "Ingegneria del Suicidio", di cui è fondatore e ideatore.