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La ricerca di un farmaco contro il Covid-19 nella ICE Cubes sulla ISS

La prima ricerca spaziale su un farmaco contro il Covid-19 è cominciata a dicembre 2020, nella struttura europea ICE Cubes sulla ISS.

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Il 2020 è stato un anno che passerà sicuramente alla storia. Questo è stato l’anno del lockdown e della pandemia di Covid-19. Un nuovo virus che ha invaso il globo minacciando la salute di tutti noi. Così, in questo periodo storico, i Paesi da tutto il mondo hanno concentrato le proprie forze e risorse per riuscire a sconfiggere questa minaccia. Tutti gli scienziati e i ricercatori sulla Terra sono impegnati nel raggiungimento di questo obiettivo comune, ma questa cooperazione va, anche, ben oltre le nuvole. Infatti, da dicembre 2020 gli astronauti hanno avviato la ricerca di un farmaco contro il Covid-19 sulla ISS, nell’impianto europeo ICE (International Commercial Experiment) Cubes.

Covid-19 farmaco ISS
Astronauta che installa l’ICE Cubes

L’impianto ICE Cubes

L’ICE Cubes è una piattaforma che può essere usata per molti esperimenti diversi a bordo della Stazione Spaziale Internazionale. Questo particolare impianto, riesce a supportare varie tipologie di esperimenti e ricerche. Ad esempio, può essere usato per aumentare il TRL (Technology Readiness Level), cioè il livello di maturità tecnologica, di alcuni componenti tecnologici tramite delle prove in orbita. I ricercatori possono sfruttarlo per esperimenti scientifici legati alla microgravità e i professori possono usufruirne nei corsi di discipline STEM. Tutto ciò anche grazie a due sistemi integrati, il MEMS (Micro Electro Mechanical Systems) e il Microfluidic LOC (lab on a chip). Questi due sistemi permettono studi approfonditi in molti campi della tecnologia e della scienza, come la medicina e la biologia. Infatti, il 5 dicembre, con la missione CRS-21, hanno mandato sulla ISS il primo esperimento per la ricerca di un farmaco contro il Covid-19.

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Il Remdesivir: una cura per il Covid-19?

La Gilead Sciences Inc. è riuscita a sviluppare un farmaco a base di Remdesivir per combattere il Covid-19. Questo farmaco è stato autorizzato per uso temporaneo in circa 50 Paesi e la Food and Drug Administration lo ha approvato come trattamento negli Stati Uniti d’America. Remdesivir, per poter essere somministrato per via endovenosa, richiede la formulazione dell’eccipiente ciclodestrina, la sua sostanza di rilascio, chiamato anche SBECD. Sebbene questo farmaco contro il Covid-19 non sia stato ancora confermato, recenti studi hanno dimostrato che riesce ad accorciare notevolmente i tempi di guarigione dei pazienti ricoverati.

Le società ungheresi InnoStudio Inc. e CycloLab Cyclodextrin R&D Laboratory Ltd. stanno ora indagando gli effetti della microgravità sulle proprietà del farmaco. Gli astronauti condurranno questi esperimenti nel modulo Columbus dell’ESA, con la speranza che gli effetti della microgravità contribuiscano al miglioramento del farmaco.

I risultati di questo progetto possono contribuire a una migliore comprensione del meccanismo di formulazione di Remdesivir-SBECD, che si spera ci consentirà di adattare il processo di formulazione fisico-chimica al fine di raggiungere un’elevata efficienza del farmaco per COVID-19 trattamento. Inoltre, […] contribuirà alla sua applicazione con minor rischio per i pazienti infetti da coronavirus con ridotta funzionalità renale.

Il Dr. Istvan Puskas, responsabile dello sviluppo della formulazione.

L’esperimento per il farmaco contro il Covid-19

Questo è il primo esperimento spaziale a bordo della ISS per la ricerca di un farmaco contro il Covid-19. La JAMMS (Japan Manned Space Systems Corporation) si occupa della gestione delle ricerche, tramite il servizio Kirara. Kirara è un servizio per la crescita dei cristalli di proteine di alta qualità, usato nello studio di nuovi farmaci. Questa tecnologia nasce dalla cooperazione della JAMMS con la Confocal Science, e opera nella generazione di cristalli di proteine sulla Terra e nello spazio dal 1994. L’esperimento, tramite questo incubatore contenente i cristalli, è condotto sull’ICE Cubes di proprietà della Space Application Service. L’incubatore può contenere fino a 96 tubi di cristallizzazione e la sua temperatura è impostata su 20 gradi Celsius. Dopo il lancio, la cristallizzazione delle proteine procede per circa un mese, durante il quale gli astronauti osservano e studiano i cambiamenti dei cristalli.

Ancora una volta, riceviamo la prova tangibile di quanto sia utile e necessaria la ricerca spaziale. Inoltre, speriamo di ottenere al più presto dei buoni risultati sulla sperimentazione di questo nuovo farmaco per la cura dei pazienti affetti da Covid-19. Questo farmaco, simbolo della stretta collaborazione tra Paesi, potrebbe rappresentare un punto di svolta nella lotta al coronavirus e un passo in più verso un ritorno alla normalità.

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