La sonda sovietica, denominata “Kosmos 482“, diretta verso Venere nel 1972, non è mai arrivata a destinazione. Si prospetta un ritorno anticipato sulla Terra, ma è ancora presto per avere certezze.

Il lancio e il fallimento

Il 31 Marzo 1972 la sonda sovietica Kosmos 482, fu lanciata a bordo di un razzo Molniya con l’obiettivo di raggiungere Venere.  Il lancio però ebbe molti problemi appena arrivato sull’orbita di parcheggio terrestre. La sonda infatti, rimase intrappolata e si spezzò in più parti.

Alcuni frammenti ricaddero dopo pochi giorni sulla Nuova Zelanda. Un piccolo aneddoto: la Russia negò ogni coinvolgimento ma attente analisi riconobbero la provenienza attraverso i materiali e le saldature. La proprietà dei frammenti andò al contadino, proprietario del terreno su cui impattarono.

I restanti, che probabilmente sono il motore e la capsula, sono rimasti alla deriva su un’orbita più alta. Quest’ultima pesa 500 kg ed ha una protezione speciale che probabilmente le permetterà di resistere anche all’impatto con l’atmosfera terrestre.

Sonda Kosmos 482. Credits: Nasa.gov

Rientro sulla Terra

L’orbita della Kosmos 482 è fortemente ellittica, con un apogeo di 2.400 chilometri e un perigeo di appena 210 chilometri, circa la metà di quella in cui si trova la Stazione Spaziale Internazionale (ISS). Lo scorso anno la distanza media era di 1367 chilometri, mentre quest’anno si è visibilmente ridotta fino a 1309 chilometri. L’attrazione gravitazionale sta giocando un ruolo importante, infatti il rientro nella bassa atmosfera terrestre è sempre più rapido.

Credits: Scienzenotizie.it

L’esperto, Thomas Dorman, che sta seguendo da anni le evoluzioni del detrito spaziale, afferma che l’impatto potrebbe verificarsi tra la fine di quest’anno e la prima metà del 2020, in anticipo rispetto alla tabella di marcia. Tuttavia, i tempi di rientro potrebbero essere influenzati anche dall’attività solare per cui ancora non ci sono certezze.

Anche Luciano Anselmo, dell’Istituto di Scienza e Tecnologie dell’Informazione “A. Faedo” del Consiglio Nazionale delle Ricerche, sta seguendo l’avvenimento. Egli afferma che ancora non è possibile effettuare una stima del rientro, in quanto non si conoscono le condizioni della sonda. Inoltre, la posizione del detrito spaziale, le condizioni atmosferiche e quelle del ciclo solare lasciano pensare che non ci sarà una discesa imminente.

Da un punto di vista della valutazione del rischio, un solo oggetto in caduta sulla Terra è meno pericoloso di una pioggia di frammenti. La probabilità di un impatto dannoso non supera la soglia di rischio che è stata stabilita per far fronte ad episodi come questi. Potremmo dormire sonni tranquilli.