lunedì, 19 Ottobre, 2020

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Con l’International Astronautical Congress, la firma degli Accordi Artemis

In data 13 ottobre 2020, durante la settantunesima edizione del ‘International Astronautical Congress’, sono stati ufficialmente firmati gli Accordi Artemis dai primi nove paesi.

La settantunesima edizione del ‘International Astronautical Congress’, ribattezzata quest’anno come ‘Cyber Space Edition’, ha visto all’interno del suo programma la firma degli Accordi Artemis. I primi nove paesi coinvolti sono Australia, Canada, Giappone, Lussemburgo, Emirati Arabi Uniti, Regno Unito, Stati Uniti e Italia. La firma di Riccardo Fraccaro, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri, costituisce una conferma per il nostro Paese, dopo aver sancito il Joint Statement qualche settimana fa.

Sostanzialmente gli accordi Artemis vanno a implementare e rinforzare il trattato ‘Outer Space Treaty’ del 1967; i punti cardine su cui vertono tali accordi sono: esplorazione pacifica, trasparenza, interoperabilità, assistenza d’emergenza, registrazione degli oggetti spaziali, pubblicazione di dati scientifici, preservare il patrimonio, risorse spaziali, suddivisione delle attività e detriti orbitali.

Cosa prevedono gli Accordi Artemis

Gli accordi Artemis riguardano letteralmente “principi per la cooperazione nell’esplorazione civile e nell’utilizzo di Luna, Marte, comete e asteroidi per scopi pacifici”. Dunque, tali accordi riguardano la prossima spedizione lunare prevista per il 2024 e le future missioni di esplorazione e colonizzazione marziana. Possiamo comprendere meglio i principi che costituiscono le fondamenta di tali accordi mediante la prima sezione degli accordi ufficiali.

Lo scopo di questi accordi è stabilire una visione comune attraverso una serie di principi, linee guida e procedure standard che possano migliorare l’amministrazione dell’esplorazione civile e l’utilizzo dello spazio, con l’intenzione di sostenere il programma Artemis. L’adesione a tale serie di principi, linee guida e procedure standard nell’ambito dello svolgimento di attività nello spazio ha l’obiettivo di aumentare la sicurezza delle operazioni, ridurre l’incertezza e promuovere l’utilizzo sostenibile e benefico dello spazio per tutto il genere umano. Gli accordi rappresentano un impegno politico nei confronti dei principi appena menzionati, molti dei quali prevedono l’esecuzione di operazioni relative a obbligazioni contenute nel trattato ‘Outer Space Treaty’.

I 9 Paesi firmatari degli Accordi Artemis riuniti in teleconferenza. Credits: NASA video

I principi enunciati in tali accordi sono destinati ad essere applicati alle attività spaziali condotte dalle agenzie spaziali di ciascun paese firmatario. Queste attività possono svolgersi su Luna, Marte, comete e asteroidi, comprese le loro superfici e gli strati ad esse sottostanti. Allo stesso modo sono comprese le orbite attorno a Luna e Marte, i punti Lagrangiani del sistema Terra – Luna, e qualsiasi posizione di transizione tra i corpi celesti e i punti appena citati. I firmatari sono tenuti ad attuare i principi stabiliti in questi accordi mediante le proprie attività. Essi adottano misure quali pianificazione delle missioni e strategie contrattuali con enti terzi che agiscono per loro conto.

Verso il prossimo passo da gigante

Il programma Artemis della NASA porterà l’umanità nuovamente verso la Luna nel 2024. Allo stesso tempo esso ci preparerà, volendo citare Neil Armstrong, per il prossimo passo da giganti: l’esplorazione del pianeta rosso. Sono passati quasi 50 anni da quando gli ultimi astronauti hanno passeggiato sulla superficie lunare durante il programma Apollo.

Illustrazione che ritrae l’uomo sulla superficie lunare. Credits. NASA.

Da quel momento ad oggi, l’esplorazione dello spazio profondo ha visto decenni pieni di progressi tecnologici e scoperte scientifiche. Durante questi ultimi 20 anni, diversi esseri umani hanno vissuto e lavorato a bordo della Stazione Spaziale Internazionale, ruotando sopra le nostre teste ad una quota di circa 410 km e ad una velocità di 7,7 km/s. È arrivato il momento di prepararsi per il giorno in cui viaggeremo verso mete ancora più lontane nel Sistema Solare, saremo pronti?

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Michele Fragnellihttp://spacecue.it
Studente magistrale di ingegneria aerospaziale presso Politecnico di Bari e Università del Salento. Appassionato da sempre di scienza e tecnologia, nonché di spazio e aeronautica.