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La guerra fredda e la corsa allo spazio è stata una partita a poker

Richard Branson e Jeff Bezos hanno fatto parlare del turismo spaziale usando dei razzi per raggiungere il limite dell’orbita terreste

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In questi giorni si parla tanto della conquista dello spazio. “Colpa” di Richard Branson e Jeff Bezos, che hanno usato dei razzi per raggiungere il limite dell’orbita terreste nell’intento di proporre al mondo una assoluta novità: il turismo spaziale. Che ha costi folli, conseguenze negative sull’ambiente e lascia perplessi tanti, sebbene appassioni molti altri, dal momento che fare l’astronauta è stato uno dei sogni che migliaia di bambini hanno alimentato nella loro infanzia.

Un’impresa ad alta tensione

Punti di vista contrapposto, di cui non ha senso stupirsi visto che anche storicamente la conquista dello spazio è stato un tema che ha creato tensioni e sfide significative. Qualcuno è arrivato persino ad ipotizzare che per la corsa alla conquista della Luna America e Russia abbiano agito come se fossero due avversari seduti a un tavolo verde, impegnati a inventare strategie, fingere situazioni e collezionare punti poker. Una specie di partita ad alta tensione, con in palio un montepremi da capogiro come la fama perpetua, condotta dai politici, usando bluff e rialzi di posta, secondo modalità di comportamento mantenute anche durante tutta la Guerra Fredda.

La geografia dell’avventura spaziale

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Ad osservare bene la storia e a valutare tutti i dettagli, però, viene da pensare che tra quell’avventura gloriosa per la storia umana e le partite di poker di alto livello ci siano state più similitudini e collegamenti di quanto sembri. Partiamo dal fattore geografico, ad esempio. Molti dei progetti collegati alla missione sulla Luna furono definiti non lontano da Las Vegas, la capita del poker e del gioco d’azzardo. Gli uomini che furono coinvolti nell’impresa di camminare sulla Luna, infatti, si allenarono proprio al Nevada Test Site, una zona desolata nel deserto del Nevada, a circa 65 miglia dalla città della sfida alla sorte. Armstrong, Aldrin e altri astronauti misero alla prova le proprie abilità dentro il “paesaggio lunare” ricreato nel deserto del Nevada, dove vennero compiuti esercizi e allenamenti estremi e persino il Rover, il veicolo usato sulla Luna, fu messo alla prova.

La terminologia non lascia dubbi

Anche molte delle parole utilizzate durante la preparazione americana per questo appuntamento con la storia sembrano rubate al mondo del poker. Ad esempio, i tecnici al Jet Prepulsion Laboratory di Pasadena soprannominarono la missione “Project Deal”, perchè uno dei progettisti era un giocatore di poker e sapeva che quado si vince un piatto forte alle carte, chi lo conquista si vanta con gli avversari e grida appunto “Deal”. Ma non basta. C’è stata nella storia americana anche un’altra sede utilizzata per la preparazione, dove si facevano test sui razzi, che fu chiamata Poker Flat Research Range per via di una referenza letteraria e si trovava in Alaska, vicino all’università di geofisica.

Anche le regole erano simili

Non solo luoghi e nomi, però, secondo gli esperti nel corso di tutta la missione furono usate strategie e anche gesti simbolici, proprio come accade durante una partita a carte su cui si hanno forti aspettative. Sul primo fronte vanno annoverate la tensione tra i due schieramenti; l’osservazione puntuale di ogni mossa compiuta o tentata dallo Stato avversario; l’analisi continua dei suoi punti deboli; la capacità di attendere il momento sbagliato e anche, in qualche caso, la tentazione di usare stratagemmi non proprio leciti, come capita a coloro che al tavolo verde si lasciano tentare dall’idea di barare.

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Nel secondo ambito, invece, serva ad esempio dei riti scaramantici il fatto che gli astronauti diretti sulla Luna facessero sempre la stessa colazione con uova strapazzate nei giorni chiave, perché veniva considerato di buon augurio. Ancora, prima dei giorni importanti, la squadra giocava a carte cercando di ripetere i risultati ottenuti nella prima partita fatta, quando poi la missione era andata per il meglio.

La nuova moda del turismo spaziale

Come dire che a caratterizzare la conquista dello Spazio e anche la Guerra Fredda sono stati il controllo costante dell’avversario e delle sue scelte, esattamente come sta accadendo adesso per la nuova moda del turismo spaziale. Prima c’è stato Richard Branson con Virgin Galactic, poi il miliardario patron di Amazon Jeff Bezos, che si è lanciato nello spazio con suo fratello Mark e con Wally Funk, una pioniera di 82 anni della corsa allo spazio, e uno studente di 18 anni. Hanno viaggiato su New Shepard, una capsula con grandi finestre realizzata dalla società Blue Origin per il mercato del turismo spaziale. Cui pensa anche un altro miliardario, ovvero Elon Musk, patron di Tesla. Contendenti importanti, pronti a sfide ad alta tensione, proprio come quelle che si sviluppano al tavolo del poker: senza paura e senza esclusione di colpi.

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