È un espressione che ritroviamo spesso nel mondo dell’aeronautica, specie quando approcciamo all’aviazione militare. Ma cosa vuol dire, da un punto di vista pratico, “Rompere il muro del suono”? E, soprattutto, da dove viene questa terminologia così particolare?

DETTAGLI TECNICI

Muro del suono
Credits: lucacaporale.com

Si parla di “muro del suono” perché la resistenza dell’aria aumenta sempre di più con l’aumentare della velocità dell’aereo, diventando elevatissima quando la velocità si approssima a Mach 1 (circa 1200 km/h al livello del mare). Cosa succede in quell’istante? In quel momento le molecole d’aria non fanno più in tempo a spostarsi per lasciare spazio all’aereo e vengono urtate, provocando il famoso fenomeno del “bang” sonico.

Per i meno studiati definiamo il numero di Mach: è un numero adimensionale dato dal rapporto tra la velocità del corpo e la velocità del suono (vale a dire la velocità di propagazione dei “disturbi” che si creano a causa delle particelle di fluido con cui va a impattare il nostro velivolo).

UN PO’ DI STORIA

L’espressione “muro del suono” è stata coniata durante la seconda guerra mondiale quando gli aerei incominciarono a sperimentare gli effetti del volo transonico (aumento di resistenza, vibrazioni delle superfici aerodinamiche e inversione dei comandi) durante le manovre per il bombardamento in picchiata. In queste circostanze gli aerei mostravano dei comportamenti anomali in un’epoca in cui si comprendeva ancora ben poco.

Siccome i velivoli esplodevano in modo inaspettato, come se avessero impattato contro un muro invisibile, divenne uso comune nel linguaggio non scientifico descrivere l’avvicinamento alla velocità del suono con la locuzione “muro del suono“.

“ABBATTIAMO QUESTO MURO”

Muro del suono
Credits: wikipedia.org

Il 14 Ottobre 1947, dopo numerosi sforzi, finalmente Chuck Yeager riesce a volare con successo a una velocità maggiore di quella del suono con il velivolo Bell X-1 (Ve ne parliamo nel nostro articolo “Bell X-1: il primo aereo supersonico a spiccare il volo“) generando, per la prima volta, il famoso “botto”, altresì detto “Boom sonico”.

Con il passare degli anni non è più considerabile un avvenimento eccezionale rompere questo muro. Siamo arrivati, ormai, anche a regimi supersonici e, addirittura, ipersonici. Resta, tuttavia, ancora da risolvere quella conseguenza inaspettata che è stata il “boom sonico“. La NASA si è già attivata per sviluppare nuove tecnologie che potrebbero risolvere anche questo problema (così come abbiamo discusso su “X-Plane: boom sonico senza…”boom”“), anche se è ancora fin troppo presto per poterlo definire pienamente risolto.