giovedì, 1 Ottobre, 2020

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La bufala dell’uso della matita nello spazio

Il web, si sa, è pieno di bufale. Sicuramente conoscete le falsità più quotate, come le scie chimiche o la Terra piatta, ma esistono anche delle “bufale minori” che, però, sono altrettanto gravi. Sto parlando del caso dell’uso della matita nello spazio. 

Il web recita così:

Quando la NASA cominciò a mandare l’uomo nello spazio, si rese conto che le normali penne non avrebbero funzionato a gravità zero. Così spese un milione di dollari e due anni per creare una penna apposita, in grado anche di resistere a temperature estreme. Quando la Russia si trovò dinanzi lo stesso problema, utilizzò una matita

I “non addetti ai lavori” penseranno: “Caspita, ma è geniale! Perché la NASA non ha pensato a una cosa così semplice?”. La risposta è facile e univoca: perché è una grande stupidaggine.

Cominciamo con un po’ di storia: sia l’America che la Russia, durante le prime missioni spaziali, utilizzavano le matite. Sfortunatamente, le matite sono composte da grafite, uno stato allotropico del carbonio e ottimo conduttore elettrico. Gli atti più semplici, come temperare una matita, comportavano un “vagare a gravità zero” di microparti che avrebbero potuto insinuarsi facilmente negli impianti di aerazione o negli equipaggiamenti elettronici, causando, di conseguenza, cortocircuiti o l’incendiarsi dell’ossigeno puro presente nell’ambiente della stazione.

Dopo l’incidente dell’Apollo 1, ovviamente, la NASA non se la sentiva di rischiare così tanto.

Mentre la NASA eliminava le matite, un eroe decise di fare un’entrata a sorpresa: la Fisher. 

La Fisher non aveva ricevuto nessuna richiesta dalla NASA e, durante lo sviluppo iniziale, non ricevette neanche un cent dal governo americano.

Semplicemente, nel ’65 la Fisher dette alla NASA qualche penna campione con lo scopo di fargliele provare. Dopo due anni di test, la NASA si disse soddisfatta del prodotto, ed acquistò circa 400 penne Fisher all’incredibile cifra di 6$ (dollari del ’67) al pezzo. Poco dopo, anche i sovietici iniziarono a usare delle penne.

Non matita ma penna!
Le penne fornite dalla Fisher! Credits: torinopenna.com

Qual è la morale di questo articolo? Non risolvete i vostri problemi, ci penserà la Fisher!… No, scherzo. La morale è: prima di credere a qualsiasi cosa, verificate sempre la fonte e la veridicità della notizia!

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Gianmarco Vallettahttp://aerospace.closeupengineering.it
Laureato alla triennale di Ingegneria Aerospaziale presso l’Università degli Studi di Napoli - Federico II. Dopo la maturità ha svolto i più svariati lavori, da Discontinuo dei Vigili del Fuoco a Bagnino. E' apparso sul “Venerdì di Repubblica” e su "Lo Stradone" grazie alla pagina Facebook "Ingegneria del Suicidio", di cui è fondatore e ideatore.