I ricercatori guidati da Luigi Bedin dell’Inaf, hanno scoperto una nuova galassia. Soprannominata Bedin 1, questa galassia ha 13 miliardi di anni, quasi l’età dell’Universo. La nuova galassia è piccola e dalla luce debole nascosta nella volta celeste. Essa è stata scoperta dal telescopio spaziale Hubble della Nasa e dell’Esa.

Una scoperta per caso

Scoperta per caso mentre i ricercatori stavano studiando un ammasso di stelle denominato NGC 6752, presente nella nostra galassia. Durante l’osservazione di nane bianche, i ricercatori hanno trovato, ai bordi dell’ammasso stellare, la presenza di altre stelle che dall’analisi della luminosità e delle temperature, risultavano essere a circa 30 milioni di anni luce dalla nostra galassia.

L’osservazione è stata possibile grazie alla Advanced Camera for Surveys, una telecamera particolarmente potente di Hubble, che riesce a rintracciare oggetti fino alla trentesima magnitudine, circa mille miliardi di volte più deboli di Vega, una delle stelle più luminose.

Galassia Bedin – 1. Credits: media.inaf.it

La nuova galassia è di dimensioni modeste, dalla forma allungata e misura 3 mila anni luce, una frazione della Via Lattea. Si tratta di una galassia nana sferoidale, una tipologia di galassie molto piccole, poco luminose e prive di polveri. Le galassie nane non sono rare, ma Bedin 1 è molto rara poiché le stelle hanno tutte un contenuto di metallo simile.

Usualmente, infatti, hanno contenuti di metalli molto diversi, poiché avendo così tanta materia oscura, tali galassie nane tendono a trattenere il gas espulso dalle supernove. Un altro elemento di rarità è l’isolamento di Bedin 1: il fatto che non si sia scontrata con altre galassie per milioni, o forse miliardi di anni, insieme alla sua età così antica, sono elementi che potrebbero indicare che la nuova galassia e le sue stelle sono dei veri e propri reperti fossili, databili quasi all’origine dell’Universo.

Galassie “italiane”

Gli scienziati italiani non sono nuovi a scoperte di questo calibro. La prima galassia scoperta da un italiano risale al 1971, quando il professore Paolo Maffei, nonché primo divulgatore scientifico in Italia, scopre un gruppo di galassie, denominate Maffei 1 o anche IC 342. In seguito, ben 46 anni dopo, fu scoperta Donatiello 1, dal suo scopritore Giuseppe Donatiello, un astrofilo brindisino. Essa è una galassia nana composta da quasi un miliardo di stelle localizzate all’interno del gruppo locale, di cui fa parte anche la nostra Via Lattea.

Futuri strumenti di osservazione

Nel prossimo decennio, l’umanità potrebbe scoprire molte altre galassie. Il successore di Hubble si chiama WFIRST (Wide Field InfraRed Space Telescope) e sarà lanciato probabilmente intorno al 2025.

Telescopio WFIRST. Credits: Nasa.gov

Esso avrà una profondità d’immagine simile a quella del suo predecessore ma un campo visivo molto più ampio, addirittura più grande dell’area coperta dalla Luna. Saremo così in grado di esplorare aree di cielo molto più vaste, cercando galassie nane fino ad ora non visibili.