Il programma di esplorazione di Marte è stato approvato dalla NASA, ma molte restano le criticità da risolvere prima che venga avviato. Il viaggio verso il pianeta rosso richiede una durata di almeno 180 giorni (solo andata) con le attuali tecnologie di propulsione. Come permettere agli astronauti di sostenere un viaggio così lungo? Il nuovo progetto prevede di sfruttare una delle tecniche già adoperate in campo medico: gli astronauti saranno ibernati.

Ogni anno si dice ‘Andremo su Marte in 20 o 30 anni’  -afferma il ricercatore John Bradford, della SpaceWorks Engineering-. Pensiamo che l’ibernazione affronti uno svariato numero di sfide fondamentali e forse possiamo eliminare alcuni dei requisiti tecnologici in varie aree.

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Tale sonno profondo o torpore terapeutico, sarebbe in grado di ridurre le funzioni metaboliche. Il team sta studiando il modo migliore per farlo: l’idea più quotata al momento potrebbe essere quella dei cuscinetti gel utilizzati nella terapia con ipotermia; un’alternativa potrebbe essere anche l’iniezione di fluidi nel sangue, ma sarebbe preferibile evitare metodi invasivi. Per indurre l’equipaggio marziano alla fase di torpore, verrebbe allora utilizzato un sistema chiamato RhinoChill. Esso abbassa la temperatura corporea di circa un grado ogni ora, introducendo lentamente un refrigerante attraverso il naso.

L’ingegnere aerospaziale Mark Schaffer dello SpaceWorks Enterprises di Atlanta ha presentato il progetto nel corso dell’International Astronomical Congress di Toronto:

Il torpore terapeutico è, in teoria, eseguito sin dal 1980 e, dal 2003 in realtà, è stato un punto fermo per i pazienti critici nella cura dei traumi negli ospedali. Esistono protocolli nella maggior parte dei centri medici per indurre l’ipotermia terapeutica sui pazienti, al fine di tenerli in vita sostanzialmente fino a quando non sono in grado di sottoporsi al tipo di trattamento di cui hanno bisogno.

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Finora, i pazienti sono stati sottoposti al torpore terapeutico per un massimo di sette giorni. Ma l’ipotesi di un “letargo indotto” per gli equipaggi di missioni spaziali, accompagnato da un’alimentazione per via endovena, si fa interessante. Questo permetterebbe viaggi nello spazio meno costosi. Le navicelle spaziali, infatti, potrebbero essere più piccole e più leggere in quanto non vi sarebbe più bisogno della cucina o delle attrezzature sportive per le attività di mantenimento degli astronauti. Sarebbe sufficiente un semplice habitat regolato da forza di gravità artificiale necessaria per prevenire la perdita ossea e muscolare. Un ulteriore vantaggio potrebbe essere anche la riduzione dello stress psicologico: gli astronauti, rinchiusi in uno spazio molto piccolo per lunghi mesi, ne sarebbero consapevoli solo al risveglio.

Il ricercatore Bradford aggiunge che anche lo studio del mondo animale risulta importante per il lavoro del team:

Si stanno facendo un sacco di ricerche sugli orsi neri: si ibernano per 5 o 7 mesi e subiscono un’atrofia muscolare veramente ridotta. Stiamo provando a capire come accada. Sono processi del corpo che ingannano i muscoli facendogli credere di essere attivi? Lo stiamo studiando.

In conclusione, lo studio dimostra che il volume pressurizzato necessario per un equipaggio ibernato potrebbe essere ridotto di circa cinque volte e la massa di cibo e acqua diminuirebbe di circa tre volte. Utilizzando questa tecnica sarebbe necessaria la metà degli approvvigionamenti richiesti dalle consuete missioni, scendendo da circa 400 tonnellate a 220. Ha, infatti, affermato Schaffer:

Ciò renderebbe il lancio molto meno pesante.

 

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