Il 9 Settembre 2016, a Cape Canareval, alle ore 1:05 (ora italiana) cominciava il lungo viaggio della sonda Osiris Rex verso l’asteroide Bennu: una missione che si concluderà con il trasporto di campioni di roccia sulla Terra nel 2023.

Asteroide Bennu

L’asteroide è uno di quelli a rischio impatto. Credits: thenexttech.startupitalia.eu

Con un diametro di circa 506 m, tale asteroide è uno di quelli a rischio d’impatto con la Terra: infatti, Andrea Milani, professore presso la Facoltà di Matematica dell’Università di Pisa, e collaboratori hanno individuato una serie di otto potenziali impatti con la Terra tra il 2169 ed il 2199; la probabilità d’impatto collettiva, tuttavia, non sarebbe superiore allo 0,07 % per tutti gli otto incontri. Bennu, che prende il suo nome dalla divinità egizia della rinascita, si è formato contemporaneamente a tutti i pianeti del sistema solare ma, a differenza della Terra, è riuscito a rimanere integro, dandoci, quindi, una possibilità di raccogliere dettagli su ciò che successe allora. Una volta che i campioni di questo asteroide arriveranno sulla Terra, commenta John Robert Brucato, uno dei ricercatori italiani che parteciperà all’analisi dei dati:

Tutta la nostra storia sarà raccolta sul palmo della mano e richiederà solo di essere decifrata utilizzando i migliori strumenti di analisi disponibili, oggi, nei laboratori di tutto il mondo

Dopo questo rapido riassunto di ciò che stiamo studiando, veniamo al succo dell’articolo:

Cosa è stato scoperto?

Grazie alla potente sonda Osiris Rex, che per la prima volta ha potuto fornire immagini più ravvicinate, gli scienziati hanno potuto notare l’espulsione di frammenti di appena 10 cm di diametro dalla superficie dell’asteroide. Il team di ricercatori coordinato da Dante Lauretta si è detto entusiasta di questa scoperta, in quanto rappresenta una circostanza unica per poter studiare e ampliare la conoscenza sugli asteroidi; per ora, il team ha isolato tre circostanze che avrebbero potuto generare questo fenomeno: gli impatti di meteoroidi, le fratture da stress termico e il rilascio di vapore acqueo, tutti motivi plausibili, chi più e chi meno.

Per conoscere la ragione esatta di questa espulsione di particelle, come già detto, occorrerà aspettare Settembre 2023, anno in cui la sonda porterà i campioni sulla Terra. Ha commentato Jessica Agarwal, del Max Planck Institute for Solar System Research:

Bennu mostra che un asteroide apparentemente inattivo dalla Terra può invece avere complesse dinamiche interne che incidono sulla superficie, con implicazioni per noi ancora sconosciute