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Artico: caldo da record segnalato dai satelliti Sentinel

Categorie Agenzie spaziali · SpaceMix

Ricordate il programma Copernicus? Prevede una costellazione di satelliti, denominati “Sentinel”, che hanno come obiettivo l’osservazione e la salvaguardia del pianeta Terra; l’ultimo satellite di cui parlammo fu Sentinel 6, il cui obiettivo è quello di monitorare i cambiamenti climatici e il livello dei mari. Sono proprio i Sentinel i protagonisti di questo nuovo articolo: sembra, infatti, che abbiano registrato un caldo da record nella zona di Eureka, Artico canadese, per un’incredibile temperatura di 21.9 gradi, la più alta mai segnalata in un posto così a nord.

Le immagini satellitari del tremendo caldo nell’artico

caldo da record nell'Artico
Credits: esa.int

Va specificata una cosa: per il clima estivo, nell’Artico, non è strano trovare effettivamente calore; tuttavia, dalle eloquenti immagini satellitari fornite dal Sentinel 3, possiamo effettivamente osservare un caldo pari a circa due a tre volte in più rispetto alla media globale, con un ovvio impatto negativo sulla natura e, in generale, sull’umanità.

La mappa che potete osservare sopra, fornita dall’Agenzia Spaziale Europea (ESA) proviene, come già detto, dai dati del Sentinel 3: nel dettaglio, deriva da un radiometro per la temperatura superficiale del mare e della terra, che fornisce la misura della quantità di energia irradiata dalla superficie terrestre. Una delle conseguenze più ovvie di questo caldo, è stato l’innesco di diversi incendi nella zona del Circolo Polare Artico, tuttavia non è stata l’unica.

Secondo l’ESA, questo caldo da record sta contribuendo anche allo scioglimento del permafrostLe immagini catturate dalla missione Sentinel-3 hanno rilevato quelli avvenuti nell’area di Chukotka, la regione più a nord-est della Russia. L’ondata di caldo sull’Artico, in più, contribuisce anche allo scongelamento del permafrost, il suolo perennemente congelato che contiene grandi quantità di carbonio e metano; il disciogliersi del permafrost potrebbe giocare un ruolo cruciale per l’eterna lotta contro il cambiamento climatico: infatti, in un articolo su Nature, è stato dimostrato come il collasso dei terreni scongelati nell’Artico potrebbe addirittura raddoppiare il riscaldamento globale a causa dei gas serra rilasciati dalla tundra.

È palese che sia sempre più importante potenziare l’osservazione di queste aree della Terra. L’ESA, da suo canto, si muove preparando ulteriori missioni per la salvaguardia del pianneta; come spiegato dal direttore dell’ESA per l’osservazione della Terra, Josef Aschbacher.

“Insieme alla missione Copernicus CO2M, queste nuove missioni forniranno nuovi dati per il monitoraggio di tutto l’anno dell’Artico”.

Il programma Copernicus

Copernicus, precedentemente conosciuto come GMES (Global Monitoring for Environment and Security), è un complesso programma di osservazione satellitare della Terra, lanciato nel 1998 dalla Commissione Europea e da un pool di agenzie spaziali. Si inserisce nel più vasto progetto GEOSS, che mira allo sviluppo di un Sistema dei sistemi per l’osservazione globale della Terra; il suo principale obiettivo è quello di garantire all’Europa una sostanziale indipendenza nel rilevamento e nella gestione dei dati sullo stato di salute del pianeta, supportando le necessità delle politiche pubbliche europee attraverso la fornitura di servizi precisi e affidabili sugli aspetti ambientali e di sicurezza.

Il programma si basa su una serie di sei tipologie di satelliti, chiamati Sentinelle (o Sentinel), specializzati in precise applicazioni; le coppie 1, 2 e 3 sono, attualmente, già in orbita. I Sentinel-1 sono utilizzati per produrre dati radar interferometrici; i Sentinel-2, satelliti ottici, sono progettati per l’osservazione multi-spettrale; i Sentinel-3 sono usati per effettuare osservazioni oceanografiche e terrestri; i Sentinel-4, di tipo geostazionario, saranno destinati a monitorare le componenti atmosferiche; i Sentinel-5, satelliti a bassa orbita, monitoreranno la composizione chimica dell’atmosfera; i Sentinel-6, infine, il cui lancio è previsto per la fine del 2020, studieranno le superfici dei mari e degli oceani a fini climatologici.

Come potete leggere, gli sforzi fatti per la salvaguardia dell’ambiente sono tanti. La situazione non è delle migliori ma non è mai troppo tardi per cambiare rotta.

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