Agenzie spaziali

    Osiris Rex: gli asteroidi hanno informazioni sulla vita?

    Il 9 Settembre 2016, a Cape Canareval alle ore 1:05 (ora italiana) è cominciato il lungo viaggio della sonda Osiris Rex verso l’asteroide Bennu: una missione che durerà circa tre anni e che si concluderà con il trasporto di campioni di roccia sulla Terra nel 2023.

    La sonda è stata lanciata a Cape Canaveral all'1:05 (ora italiana). Credits: nasa.gov
    La sonda è stata lanciata a Cape Canaveral all’1:05 (ora italiana). Credits: nasa.gov

    L’obiettivo della sonda è quello di cercare di carpire tutte le informazioni circa la composizione degli asteroidi: cercando, quindi, acqua o molecole organiche, fondamentali per la vita. Oltre al suo obiettivo scientifico, Osiris Rex avrà anche un’altra importante funzione: potrebbe aprire le porte verso lo sfruttamento degli asteroidi, sia per utilizzarle come ipotetiche “stazioni di servizio” durante i viaggi interplanetari, sia per  usarle come miniere da cui ricavare metalli preziosi per l’elettronica.

    LA SONDA

    Dopo circa 2 anni di viaggio la sonda Osiris Rex si inserirà nell’orbita di Bennu, lo studierà per circa un anno per poi raccogliere dei campioni di roccia. I risultati della fase osservativa saranno utilizzati anche per individuare il sito da cui prelevare il campione e la strategia di avvicinamento. La sonda non atterrerà sulla superficie dell’asteroide ma estenderà un braccio robotico, lungo 3 m, attraverso cui potrà prelevare un campione incontaminato. Raccolto un campione di almeno 60 grammi di regolite – uno strato di materiale eterogeneo (normalmente polvere) che copre uno strato di roccia compatta dal quale proviene ( roccia madre) –  la sonda lo conserverà all’interno di una capsula e inizierà il suo viaggio di ritorno verso il pianeta Terra che raggiungerà nel settembre del 2023. Una volta avvicinatosi al nostro pianeta, la sonda rilascerà tale capsula che atterrerà nello Utah per poi essere trasportato al Johnson Space Center per le analisi.

    La sonda presenta un braccio meccanico lungo 3m per raccogliere campioni di regolite sull'asteroide Bennu. Credits: spaceflight101.com
    La sonda presenta un braccio meccanico lungo 3m per raccogliere campioni di regolite sull’asteroide Bennu. Credits: spaceflight101.com

    John Robert Brucato, uno dei ricercatori italiani che parteciperà all’analisi dei dati, ha affermato:

    Le analisi dei campioni che saranno prelevati dall’asteroide Bennu ci permetteranno di capire per la prima volta quale è l’origine della materia organica che più di 4 miliardi di anni fa, cadendo sulla Terra, ha dato l’avvio alla nascita della vita sul nostro pianeta

     

    L’ASTEROIDE BENNU

    101955 Bennu è un asteroide scoperto l’11 Settembre 1999, nell’ambito del programma LINEAR (Lincoln Near-Earth Asteroid Research).

    L'asteroide è uno di quelli a rischio impatto. Credits: thenexttech.startupitalia.eu
    L’asteroide è uno di quelli a rischio impatto. Credits: thenexttech.startupitalia.eu

    Con un diametro di circa 506 m, tale asteroide è uno di quelli a rischio d’impatto con la Terra: infatti Andrea Milani, professore presso la Facoltà di Matematica dell’Università di Pisa, e collaboratori hanno individuato una serie di otto potenziali impatti con la Terra tra il 2169 ed il 2199. La probabilità d’impatto collettiva dipende dalle proprietà fisiche dell’oggetto, al momento poco conosciute, ma non sarebbe superiore allo 0,07 % per tutti gli otto incontri. Bennu, che prende il suo nome dalla divinità egizia della rinascita, si è formato contemporaneamente a tutti i pianeti del sistema solare ma, a differenza della Terra, è riuscito a rimanere integro, dandoci, quindi, una possibilità di raccogliere dettagli su ciò che successe allora. Una volta che i campioni di questo asteroide arriveranno sulla Terra, aggiunge Brucato:

    Tutta la nostra storia sarà raccolta sul palmo della mano e richiederà solo di essere decifrata utilizzando i migliori strumenti di analisi disponibili, oggi, nei laboratori di tutto il mondo

    STRUMENTAZIONE ITALIANA

    Come per la maggior parte delle missioni, anche in questo caso l’Italia ha voluto dare il suo contributo per la riuscita di questa missione. In questo caso, volendo esaminare più nel particolare, i sensori stellari con la mappa digitale del cielo sono stati montati dalla Finmeccanica e permetteranno al robot di orientarsi al meglio (le stesse strumentazioni sono state montate per la missione ExoMars e per la sonda Rosetta).

    Parla Marco Molina di Leonardo:

    Li abbiamo forniti alla Lockheed Martin, costruttrice della sonda in una rapporto diretto, come è accaduto per altre sonde americane

     

    Giorno della memoria per la Nasa

    challenger-crew-disaster,closeupengineering.it
    space.com

    Anche la Nasa celebra il giorno della memoria in occasione del 30° anniversario del cosiddetto “Challenger Disaster”. Il 28 Gennaio 1986, dopo appena 73 secondi dal lancio, ci fu un guasto al solid rocket booster (SRB) destro dello Shuttle Challenger. Il velivolo precipitò, causando la morte dei sette membri dell’equipaggio.

    La disintegrazione dell’intero veicolo è stata innescata dal malfunzionamento di una guarnizione, detta O-ring, nel segmento inferiore del razzo a propellente solido. La rottura consentì al gas caldo pressurizzato proveniente dal razzo di fuoriuscire e impattare sugli elementi di collegamento del SRB e sul serbatoio esterno. Si ebbe così la separazione del razzo in corrispondenza dell’attacco inferiore e la rottura strutturale del serbatoio. Le forze aerodinamiche entrarono così in gioco fino alla rottura dell’orbiter.

    La commissione Rogers individuò che la cultura organizzativa della Nasa era stata uno dei fattori che contribuirono al verificarsi dell’incidente. Il management della Nasa era a conoscenza fin dal 1977 del fatto che il progetto contenesse una potenziale criticità a causa della guarnizione O-ring, ma non fu capace di occuparsene in modo efficace. Furono anche trascurati i timori espressi dagli ingegneri a proposito delle temperature ambientali estremamente basse in quel giorno, che avrebbero potuto causare inaspettati malfunzionamenti tecnici. La priorità fu di mantenere la schedule, anche a causa dell’interesse mediatico che quel lancio aveva suscitato essendo il primo con un civile a bordo. Christa McAuliffe sarebbe dovuta essere la prima insegnante presente in un programma spaziale e gli studenti di tutto il mondo aspettavano la trasmissione televisiva per una sua lezione di scienze trasmessa dallo spazio.

    In occasione di tale ricorrenza, la Nasa offrirà il suo tributo anche agli equipaggi delle navicelle spaziali Apollo 1 e Columbia, così come a tutti i colleghi che hanno perso la vita per l’esplorazione e la scoperta spaziale.

    In mattinata si terrà una cerimonia presso il cimitero nazionale di Arlington in Virginia; a seguire in vari centri della Nasa saranno tenuti eventi commemorativi, ad esempio verranno portati omaggi floreali agli alberi dell’Apollo, del Challenger e del Columbia presso il Johnson Space Center a Houston.

    L’agenzia ha anche pubblicato contenuti speciali online alla pagina: http://www.nasa.gov/dor.

    SpaceX: Razzi non più “Usa e Getta”

    Il Falcon 9 è un lanciatore a razzo progettato e costruito dalla Space Exploration Technologies (SpaceX) del magnate sudafricano Elon Musk. È in grado di trasportare 13.150 kg di carico utile in orbita terrestre bassa (LEO), e 4.850 kg in orbita di trasferimento geostazionaria (GTO). Falcon 9 è composto da due stadi, entrambi spinti da motori Merlin a ossigeno liquido e RP-1. Ed è lui il protagonista di un nuovo tassello della storia dell’esplorazione spaziale.

    spacex.com
    spacex.com

    Nella sera di lunedì 21 dicembre a Cape Canaveral in Florida (in Italia erano le 2:30 circa del 22 dicembre)il Falcon 9, infatti, dopo aver effettuato il trasporto di 11 piccoli satelliti nell’orbita terrestre,  è riuscito a fare ritorno alla base in posizione verticale: un risultato eccezionale che apre un nuovo capitolo per i veicoli spaziali, dimostrando che è possibile riutilizzare uno stadio di un razzo all’infinito mantenendolo sicuro e affidabile,  riducendo di molto, quindi,  i costi legati a questo tipo di missioni.

     

    I razzi di oggi, infatti, vengono progettati per essere utilizzati per un solo volo, in quanto si distruggono ritornando sulla Terra. Questo porta a costi elevatissimi, che l’azienda SpaceX vuole abbattere. Per questo il primo stadio del Falcon 9 è riutilizzabile: dopo il distacco, infatti, scende in caduta libera in un primo tempo, poi accende nuovamente i motori frenando bruscamente la caduta e atterra in piedi, estendendo quattro zampe retrattili, su di una zattera predisposta nell’Oceano Atlantico.

    rsi.ch
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    Dopo tale successo, l’azienda sta lavorando per poter far fronte ad un compito ancora più difficile: la riutilizzabilità del secondo stadio. Data l’altitudine da cui viene lasciato cadere, tale stadio, viene costretto ad un vero e proprio rientro atmosferico. Questo comporta che il secondo stadio dovrà essere dotato di uno scudo termico completo, oltre ai sistemi di comunicazione e di propulsione per gestire il rientro. Entrambi gli stadi, comunque, sono stati progettati per renderli resistenti all’acqua marina e agli impatti.

    Le sfide di SpaceX, dunque, non sono finite ma siamo sicuri che questo è solo l’inizio di un mondo di nuove scoperte nei razzi “riciclabili”.

     

     


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