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L’aerospazio dopo la COP26: ecosostenibilità dalle nuvole allo spazio

La COP26 si rivolge anche all'aerospazio: sia l'aeronautica che il mondo spaziale devono mitigare l'impatto ambientale. Scorpriamo la visione di Airbus per un futuro più ecosostenibile.

Categorie Aviazione · Normative · SpaceMix

Si è conclusa la COP26 e Airbus ha provato a fare un bilancio sul mondo dell’aerospazio. La roadmap per il 2050 sembra essere tracciata, come anche sembrano definiti i traguardi intermedi: l’obiettivo è azzerare l’emissione netta di CO2. Un obiettivo ambizioso certo, ma perseguibile grazie alle innovazioni tecnologiche e alla rinnovata sensibilità ambientale che caratterizzano il panorama aerospaziale odierno.

COP26: a che punto è il mondo dell’aerospazio?

L’aviazione contribuisce per una percentuale relativamente piccola quanto a emissioni di gas clima-alteranti: rappresenta circa il 2.5% della CO2 totale prodotta dalle attività antropiche e la percentuale scende all’1.9% se si considerano tutti i gas che contribuiscono all’effetto serra. I numeri possono ingannare, è forse questo il caso: quantificando in termini assoluti, l’aviazione ha emesso 1.04 miliardi di tonnellate di CO2 (2018): Ecco il budget negativo da azzerare.

COP26 aerospazio Andamento CO2 prodotta dall'aviazione nel corso degli anni. Credits: Hannah Ritchie
Andamento CO2 prodotta dall’aviazione nel corso degli anni. Credits: Hannah Ritchie

Parliamo di una percentuale del 2.5% che ha generato uno squilibrio nel bilancio energetico terrestre amplificato. É stato calcolato che quel valore ha provocato uno sbilanciamento del 3.5% dell’effective radiative forcing: viene assorbita più energia rispetto a quella che viene emessa, a causa appunto all’effetto serra. Anche il mondo aerospace deve, quindi, correre ai ripari al più presto per raggiungere l’agognata emissione netta pari a 0.

Amplificando il concetto per tutte le attività umane ecco che l’equilibrio salta. Per questo motivo nel 2015 si è arrivati all’Accordo di Parigi, siglato da 196 nazioni. Obiettivo primario: limitare l’aumento della temperatura generato dall’effetto serra sotto i 2°C rispetto ai livelli pre-industriali, in particolare non oltrepassare l’1,5%. Al contrario di altri settori, il mondo aerospaziale sta investendo molto su tecnologie innovative e a minore impatto, spicca l’esempio di Airbus:

Airbus ha già intrapreso il suo viaggio di decarbonizzazione per il suo portafoglio di prodotti – un passo cruciale nello scopo dell’azienda di guidare il viaggio verso l’aerospazio pulito.

Airbus

Uno spazio più pulito: tutti uniti per un “voto spaziale”

In un precedente articolo avevamo parlato dei progetti intrapresi da Airbus per raggiungere gli obiettivi dell’Accordo di Parigi. L’azienda vuole spingersi oltre, incentivando verso uno “spazio sostenibile” grazie sostanzialmente a importanti iniziative. Una prima vede l’azienda coinvolta come importante attore del consorzio che mira alla definizione di uno Space Sustainability rating (SSR). Si tratta di un punteggio che viene assegnato alle missioni spaziali in base alla loro aderenza con le linee internazionali anti “space junk“.

Rappresentazione detriti spaziali intorno alla Terra. Credits: ESA
Rappresentazione detriti spaziali intorno alla Terra. Credits: ESA

L’obiettivo è il coinvolgimento di enti, istituti di ricerca ed aziende per creare un modello matematico che giudichi la sostenibilità “ambientale” della missione. I futuri vantaggi potranno anche toccare le tasche delle varie organizzazioni: un punteggio elevato favorirà finanziamenti e mitigherà i costi assicurativi. Punti a favore del progetto sono rappresentati dal de-orbiting dei satelliti a missione conclusa e la scelta del tipo di lanciatore.

Il progetto, oltre ad Airbus, vede coinvolti anche l’ESA e il MIT ed ha avuto origine dal Global Future Council on Space Technologies del World Economic Forum. La scelta sull’istituto referente è caduta sull’EPFL Space Center (eSpace) presso il Politecnico federale di Losanna. Entro la fine del 2022 potremmo avere a disposizione le pagelle dei satelliti: un notevole passo avanti anche alla luce dei recenti avvenimenti.

Immagini dall’alto: un nuovo satellite studierà la biomassa

Un nuovo satellite di Airbus chiamato Biomass, attualmente in fase di costruzione, studierà per ESA lo stato di salute delle foreste. Attraverso l’analisi della distribuzione di biomassa che contengono, il nuovo satellite permetterà una mappatura dettagliata della vegetazione. Tutto ciò grazie ad un radar in banda P: il primo di questa tipologia ad essere impiegato nello spazio che permetterà di vedere oltre le cime degli alberi.

COP26 aerospazio Biomass: il nuovo satellite di casa Airbus. Credits: Airbus
Biomass: il nuovo satellite di casa Airbus. Credits: Airbus

Calcolando che dal 2010 abbiamo perso 11 milioni di ettari l’anno, pari a 30 campi da calcio al minuto, bisogna correre ai ripari al più presto. Questi stumenti ci aiuteranno non solo a comprendere la portata dei danni che diventano sempre più evidenti, ma ci offriranno un valido supporto alle strategie mitigative che vorremo apportare. Il ruolo della COP26 va oltre il settore dell’aerospazio, ma solo coinvolgendo tutti gli attori in maniera decisa si potranno raggiungere gli obiettivi prefissati.

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