Cina, cosa ci fa questa stazione spaziale a 1800 metri di profondità? | Un progetto segreto in atto

Illustrazione di una stazione spaziale cinese (Canva-Freepik foto) - www.aerospacecue.it
Una stazione spaziale nelle profondità marine? E’ ciò che prevede un progetto segretissimo messo in atto da Pechino
L’impegno della Cina nell’ambito aerospaziale ha indubbiamente permesso alla potenza asiatica di affermarsi come una delle eccellenze globali anche nel cosmo.
Una storia caratterizzata da una rapida ascesa, dopo anni prevalentemente relegati al “dietro le quinte”. Tutto ha inizio negli anni ’50, con la fondazione del programma spaziale cinese nel 1956 e la successiva instaurazione di una collaborazione internazionale con l’Unione Sovietica.
Ma pensate che la superpotenza, allora nelle mani di Mao Zedong, impiegherà quasi quindici anni prima di lanciare in orbita il primo satellite cinese. La data da segnare è il 1970, quando mediante il razzo Long March 1 il satellite Dong Fang Hong raggiunse lo spazio.
L’era a cavallo tra gli anni ’90 e 2000 rappresenta sicuramente il punto di svolta, quando sono avvenuti i primi significativi passi che avrebbero poi portato la Cina a ricoprire il ruolo odiernamente rivestito.
Il prossimo passo della Cina
A circa 1800 metri di profondità, nel bel mezzo del Mar Cinese Meridionale, la Cina ha concretamente in mente di sviluppare una struttura a dir poco pionieristica, definita dai media come una vera e propria stazione spaziale immersa negli abissi. L’annuncio arriva direttamente da un gruppo di scienziati ed ingegneri cinesi, che hanno lavorato coordinatamente per la messa in pratica di tale ambizioso progetto. La sua concretizzazione è rappresentata dall’edificazione di una base fissa sottomarina, con una capienza di sei ricercatori, che potranno rimanervi all’interno per un periodo complessivo pari a diversi mesi, al fine di svolgere missioni direttamente dalle profondità del Mar Cinese.
Una svolta senza precedenti da parte dell’uomo nell’ambito dell’esplorazione oceanica. La Cina ha annunciato il suo intento in modo chiaro ed inequivocabile; la superpotenza asiatica è fortemente determinata nel rendere la stazione già operativa a partire dal 2030. Nel corso del medesimo quinquennio, lavorerà anche per portare a termine un obiettivo sul quale, però, il limite massimo risulta essere prolungato al 2035, che prevede l’implementazione di una base fissa sul satellite lunare. Tornando all’edificazione sottomarina, la necessità di procedere in questa direzione è dettata dalla volontà di studiare gli ecosistemi che caratterizzano i fondali marini in modo maggiormente approfondito e potendovi direttamente entrare in contatto.

Un mondo ricco di possibilità
I rilevamenti precedentemente effettuati, infatti, hanno già suggerito la presenza di riserve di idrati di metano realmente impressionanti, oltre che di cristalli di ghiaccio capaci di possedere immensi quantitativi energetici. La scoperta dei misteri che le profondità celano al proprio interno sarà possibile mediante l’impiego di strumenti altamente sofisticati, quali sensori di ultima generazione e veicoli sottomarini, che permetteranno un monitoraggio continuativo ed in tempo reale di tutti i fenomeni che avvengono alle pendici della Terra.
A partire dal comportamento delle placche tettoniche, passando per le eruzioni sottomarine, sino ad arrivare al comportamento evolutivo dagli esseri viventi nelle profondità marittime. Non è, infatti, un caso che sia stato scelto proprio il Mar Cinese Meridionale come area in cui far sorgere la stazione di ricerca sottomarina; se da una parte la scelta è stata dettata dagli enormi giacimenti energetici che risiedono in quelle acque, possiamo tranquillamente affermare che anche la strategia, in quanto principale potenza asiatica, ha rappresentato un elemento non da secondo piano, considerando che la massa idrica è contesa tra Filippine, Vietnam, Taiwan e, ovviamente, la Cina stessa.