Supernove, sono state le principali artefici della Terra | Hanno trovato numerose tracce: ora le cercano anche sulla Luna

Esplosione di una supernova (Depositphotos foto) - www.aerospacecue.it
Le esplosioni stellari hanno lasciato segni nascosti nel nostro pianeta: ora gli scienziati li cercano anche tra le polveri lunari.
Quando pensiamo allo spazio, ci viene subito in mente il buio, le stelle lontane, magari qualche pianeta. Ma raramente ci soffermiamo su una cosa: tutto quello che ci circonda ha avuto origine là fuori. Le stelle non sono solo puntini luminosi: sono delle fabbriche cosmiche che, alla fine della loro vita, esplodono e spargono materiali pesanti in ogni direzione. E non parliamo solo di polvere. Parliamo di roba vera, concreta, che finisce poi in pianeti. Come il nostro.
Nel tempo, la scienza ci ha portato sempre più vicini a capire quanto la Terra sia legata al destino delle stelle. Non solo poeticamente — anche se suona un po’ romantico — ma proprio in termini fisici. Alcuni degli elementi che compongono il nostro corpo, tipo il ferro nel sangue, non esisterebbero senza quelle esplosioni mostruose che chiamiamo supernove. Insomma, siamo polvere di stelle, sì, ma nel senso più letterale possibile.
Il punto è che, fino a poco tempo fa, tutto questo era teoria. O comunque mancavano prove solide. I ricercatori sapevano che qualcosa era arrivato sulla Terra dal cosmo, ma trovare le tracce precise non è mica semplice. Sono segni minuscoli, difficili da isolare, spesso nascosti sotto strati di tempo, erosione, contaminazioni. Serve un mix tra fortuna e tecnologia avanzata.
E ora che la Terra ha iniziato a svelare qualche indizio, gli scienziati stanno puntando gli occhi su un altro corpo celeste. Uno che, a differenza del nostro pianeta, non ha pioggia, vento, erosione. In pratica, conserva le cose come sono. Sì, stiamo parlando della Luna.
Un passato scritto nei sedimenti
Alla Cumbre Global de Física 2025, l’astronomo Brian Fields, dell’Università dell’Illinois, ha presentato i risultati più recenti della sua ricerca. In breve? Hanno trovato tracce chimiche lasciate da supernove nei fondali oceanici. In particolare, una forma radioattiva di ferro — il ferro-60 — che non si genera naturalmente qui sulla Terra. Quindi o qualcuno l’ha portato… oppure è caduto dallo spazio. Indovina qual è l’ipotesi più probabile?
Secondo il suo studio, almeno due supernove ci sono passate “abbastanza vicino” qualche milione di anni fa: una attorno ai 3 milioni di anni fa, l’altra circa 7. A distanze comunque sicure, eh — non preoccuparti. Però sufficientemente vicine da inviarci una pioggia di particelle spaziali. E non è finita.

Il nuovo indizio
Tra i resti trovati, ci sono anche isotopi di plutonio, collegati a eventi ancora più rari: le kilonove, cioè collisioni tra stelle di neutroni. Una roba potentissima, che può creare persino l’oro. Ora, per confermare davvero tutta questa storia, serve un altro tipo di prova. E la Luna potrebbe averla. Perché il suo suolo, il regolito, è praticamente un archivio intatto di tutto quello che è arrivato dallo spazio.
Il piano è semplice (più o meno): raccogliere nuovi campioni non contaminati con le prossime missioni lunari e cercare gli stessi isotopi trovati sulla Terra. Se li trovano — ferro-60, plutonio-244, e chi sa cos’altro — allora sì che avremo una conferma tosta: sia la Terra che la Luna sono letteralmente cimiteri di supernove.