Home » Vita extraterrestre, scienziati concordi su una teoria ben precisa | Noi ci siamo evoluti sulla Terra per puro caso: poteva succedere dovunque

Vita extraterrestre, scienziati concordi su una teoria ben precisa | Noi ci siamo evoluti sulla Terra per puro caso: poteva succedere dovunque

Universo

I misteri dell'Universo (Depositphotos foto) - www.aerospacecue.it

Gli esperti hanno acceso i riflettori su un’ipotesi inedita. Potremo essere vicini a nuove significative risposte in tema di vita extraterrestre?

Uno dei quesiti che ha da sempre più affascinato l’uomo, impegnando gli esperti in una ricerca che potesse riscontrare prove concrete e valide, riguarda la possibilità che nelle altre aree dell’universo sia presente – o sia stata presente – vita.

Secondo le informazioni che sono state raccolte nel corso di studi decennali è stato possibile stabilire che eventuali forme di vita riuscirebbero ad originarsi e stabilirsi unicamente in ambienti presentanti determinate caratteristiche.

Nello specifico, i “requisiti” che un luogo nell’Universo dovrebbe possedere per garantire lo sviluppo e la sopravvivenza di specie viventi sono la presenza di acqua e l’associazione della stessa con elementi quali atomi di carbonio, idrogeno, ossigeno, azoto o zolfo.

Durante gli ultimi anni sono state sempre più le testimonianze rilevate dai professionisti che potessero seguire o affossare l’ipotesi di ulteriori forme di vita esistenti. Fornire una risposta definitiva appare ancora impossibile, ma diversi studi a riguardo sono in grado di fornire delle probabilità interessanti.

Il nuovo studio formulato

E’ stato recentemente pubblicato uno studio su Science Advances, che inquadra proprio la tematica dell’evoluzione della vita e della possibilità di formazione sugli altri pianeti del Sistema Solare. Ad occuparsene, un gruppo di ricercatori della Penn State University, in Pennsylvania. Se fino ad ora si era convissuto con l’ipotesi che la vita stabilita sulla Terra fosse unicamente frutto di una serie di coincidenze, ardue da ripetere, la nuova interpretazione fornita dalla ricerca è pronta a stravolgere questa convinzione.

Innanzitutto definiamo che la “paternità” di questa teoria viene attribuita al fisico australiano Brandon Carter, che nel 1983 formulò il modello dei “passaggi difficili“, secondo cui lo sviluppo delle forme di vita avviene a seguito del superamento, per l’appunto, di passaggi difficili, che se completati in sequenza permettono di raggiungere uno stato sufficientemente intelligente nello sviluppo vitale. Ma il team dell’ateneo statunitense, composto dall’autore dello studio Daniel Mills e dai suoi colleghi, hanno sviluppato una teoria secondo la quale, in realtà, lo sviluppo della vita sulla Terra sarebbe strettamente legato all’interazione tra la vita stessa e l’ambiente in cui fiorisce.

Astronauti
Esplorazione di astronauti su un altro pianeta (Depositphotos foto) – www.aerospacecue.it

L’influenza dell’evoluzione planetaria

Nello specifico, all’interno dello studio si ipotizza che inizialmente l’ambiente terrestre non fosse pienamente ospitale al ricevimento di forme di vita, e di come soltanto dopo aver raggiunto una condizione maggiormente favorevole, a seguito di passaggi evolutivi, sarebbe stato possibile per svariate forme di vita stabilirsi sulla sua superficie. Il riferimento che viene sottolineato riguarda le “finestre di abitabilità” e la loro apertura, corrispondente ai mutamenti della temperatura ambientale, dei mari, della presenza di ossigeno nell’atmosfera e ad ulteriori fattori. Si tratta di una teoria alternativa, in quanto prende come sistema di comparazione l’evoluzione geologica ed atmosferica della Terra rispetto allo sviluppo della vita.

L’ipotesi che l’approfondimento lascia intendere è che nel corso degli anni a venire, anche altri pianeti all’intero del nostro Sistema e dell’Universo intero potranno essere soggetti a tali mutamenti nell’atmosfera e non solo, rendendosi favorevoli allo sviluppo di nuove forme di vita. Le ricerche a riguardo proseguiranno, focalizzandosi sull’eventuale presenza di ossigeno e ipotetiche biofirme anche su altri corpi universali, ma lo studio condotto dall’ateneo della Pennsylvania può in qualche modo già aprire la strada verso la compilazione di una definitiva risposta ad una domanda cruciale: esistono altre forme di vita intelligente nell’Universo?